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Politica

PARCO DELL’ETNA: PIÙ CHE UN PARCO È UN PACCO2

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di Fabrizio Giannino –

Come è noto ai nostri lettori più attenti, in più occasioni, ci siamo occupati dell’Ente Parco dell’Etna, che pur essendo una istituzione regionale di primissimo piano, siamo stati costretti a apostrofare, in un nostro articolo del 04.10.2025, “Etna – più che un parco è un pacco” a causa delle inefficienze che ci sono state segnalate.

Dopo un lunghissimo periodo di commissariamento l’Ente Parco dell’Etna ha avuto una governance stabile, con la nomina ed insediamento, nel dicembre scorso, di Massimiliano Giammusso, sindaco del comune di Gravina di Catania, a Presidente.

Immaginavamo che sarebbe stata una svolta epocale e che di li a poco l’andazzo nella conduzione dell’Ente sarebbe cambiato. Tanto più che dallo scorso ottobre il nuovo Direttore Reggente è Giuseppe Battaglia, già Dirigente Generale del Dipartimento regionale Ambiente e del Dipartimento regionale Corpo Forestale, oggi Dirigente Generale del Dipartimento regionale dell’Urbanistica.

Un duo che, per il profilo professionale ed esperenziale, avrebbe potuto e dovuto, fin da subito, imprimere una accellerazione delle attività, proiettando l’istituzione verso un modello di efficienza, efficacia, economicità, dell’azione amministrativa, di primo piano, dando risposte ad un territorio di oltre 59.000 ettari quadrati, che ogni anno riceve milioni di turisti e che dovrebbe provvedere ad assicurare la gestione del Parco naturale regionale dell’Etna, istituito con D.P.R.S. n. 37/87 del 17 marzo 1987.

A ben vedere lo statuto regolamento vigente stabilisce, in ossequio alla normativa, che al Presidente del Parco competono funzioni di indirizzo politico – amministrativo, e lo stesso è chiamato a definire gli obiettivi ed i programmi da attuare, mentre al Direttore, che assume la qualità di datore di lavoro, è attribuita la responsabilità della conservazione del Parco e la vigilanza sulle attività che si svolgono all’interno dello stesso.

Negli scorsi giorni siamo venuti in possesso di una serie di documenti che denotano però che l’accelerazione auspicata non è arrivata e che piuttosto si registra un peggioramento nei ritardi e nelle inerzie, che stanno sollevando più di un interrogativo sulla utilità di mantenere in piedi una Istituzione, che sembrerebbe più un baraccone.

Ci dicono che diversi sindaci sono sul piede di guerra e che qualcuno degli amministratori locali sarebbe propense a proporre una class action contro il Parco ed i suoi vertici.

Il nuovo Direttore Reggente, infatti, sembrerebbe avere eretto un muro tra l’utenza del territorio e l’istituzione, non ricevendo quasi nessuno e sottraendosi al dialogo ed al confronto.

Anche all’interno dell’Ente pare che i dirigenti ed i funzionari, che ormai fanno spallucce all’utenza, abbiano difficoltà pure a parlare col Direttore che, in dispregio del suo ruolo e delle sue responsabilità, ha delegato la trattazione e l’approfondimento di talune questioni, anche importanti, a dei funzionari di sua fiducia del Dipartimento Urbanistica, elevati a sua interfaccia, che non si comprende a che titolo possano essere stati coinvolti nell’attività dell’Ente Parco dell’Etna.

Inoltre quasi tutta l’attività autorizzativa propria dell’Ente sembrerebbe essere stata deferita al Comitato Tecnico Scientifico dell’Ente Parco, presieduta da Agatino Cariola – Giurista esperto in legislazione ambientale –  che è un organismo tecnico consultivo dell’Ente Parco. Che è stato costretto in più di una occasione e restituire le pratiche inviate alla valutazione del CTS evidenziando che l’organismo può fissare gli indirizzi di carattere generale demandando agli uffici l’applicazione sulle singole pratiche, e non il contrario.

Generandosi uno stallo che sta producendo seri problemi ai territori etnei ma che il Presidente, nella sua qualità di garante del buon andamento degli uffici, non si è dimostrato in condizione di far superare.

Tra l’altro ci raccontano che all’Ente Parco si registrano, sovente, problemi di malfunzionamento dei sistemi informatici, del protocollo, della rete internet, dell’impianto telefono, che qualcuno all’interno dell’Ente ci sussurra essere sistemici e probabilmente generati ad arte (abbiamo al riguardo anche numerose segnalazioni del personale fatte formalmente ai vertici dell’ente).

Problemi di cui invero ci siamo occupati anche noi di recente attraverso due articoli di inchiesta del 31 ottobre 2025 “Il Parco dell’Etna i disastri non finiscono mai” e del 23 dicembre 2025 Bomba sul parco dell’Etna, scoperchiato il vaso di pandora”. Infatti alla luce di una lettera e di documentazione pervenutaci da un consulente dell’Ente Parco, di cui  che ha lavorato come esperto informatico presso l’Ente Parco dell’Etna, emergerebbero una serie di curiose circostanze (che sarebbe bene definire come abusi, turbative, omissioni) inerenti la gestione dei servizi informatici e telematici presso l’Ente, ormai all’attenzione della Procura della Repubblica di Catania, a seguito di denuncia formale.

Infine, sempre dalla nostra fonte interna apprendiamo che parrebbe che ci sia in itinere un diatriba tra l’Ente Parco e l’ultimo Commissario Straordinario. Quest’ultimo sarebbe stato destinatario di una multa emessa dallo SPRESAL di Catania, per violazioni sulle norma riguardanti la sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro.

Sanzione che l’ex commissario, sembrerebbe, con numeroso missive, restituire al mittente, ritenendo di essere stato erroneamente individuato come datore di lavoro. E che nonostante pareri legali, note dell’Assessorato regionale dell’Ambiente, ed un parere dell’Ufficio Legislativo e Legale della Regione Siciliana, il Direttore Reggente dell’Ente Parco abbia ignorato (omesso) di affrontare compiutamente la questione generando i presupposti per un altro, l’ennesimo, contenzioso, che inevitabilmente sembra essere destinato ad essere affrontato, anche questo, dalla Procura della Repubblica di Catania.

Di fatto però la multa originariamente comminata di circa € 8.500,00 (in misura ridotta) sembrerebbe adesso essere arrivata a circa € 35.000,00, con il rischio concreto che l’onere rimanga, ancora una volta, in carico della collettività, per colpa dei vertici dell’ente, e per la mancata individuazione degli effettivi responsabili che, pare, il direttore, non si sia preso cura nemmeno a ricercare.

Le questioni appena poste, insieme al contenzioso di cui ci siamo già occupati, riguardo alla questione della gestione dei Crateri Silvestri (di cui si è occupata anche la Commissione Ambiente ARS), alla rabbia che sta maturando tra i sindaci ed i residenti dei territorio etnei, ed al rischio del mantenimento del riconoscimento UNESCO (già oggetto di un articolo de La Sicilia di Catania), stanno ormai generando un alone di incertezza inqualificabile, che accompagnato alle inerzie ed omissioni che ci vengono segnalate, sembrano condurre l’Ente Parco verso un processo irreversibile di inadeguatezza rispetto allo scopo per il quale è stato istituito.

Resta da chiedersi che cosa stanno facendo le istituzioni preposte alla vigilanza ed al controllo e se non è il caso che venga avviata, presso l’ente, una adeguata attività ispettiva, stante che il ruolo e le attribuzioni dell’Assessorato Territorio ed Ambiente, che rischiano concretamente di essere investite, da qui a breve, da una attività investigativa, prerogativa di ben altri palazzi, che certamente non giova all’immagine dell’istituzione e della Regione Siciliana, di cui è espressione.

Noi, sempre attenti lanciamo un appello affiché chi è stato oggetto di omissioni, ritardi, soprusi, perpetrati dall’ente Parco dell’Etna e dai suoi rappresentanti e/o dipendenti, non taccia più e che ci facciano avere, se lo ritengono opportuno per trasparenza, ogni elemento utile a porre fine allo scempio a cui stiamo assistendo. Noi ci faremo carico di rendere noto a tutti ogni informazione utile.

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