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Radio Paternò: il successo della freschezza che racconta la città senza filtri, ecco Gaetano Amato, da “Chiano Spina” alla festa di S. Barbara

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C’è un merito che va riconosciuto, senza retorica, a Radio Paternò, aver capito che l’informazione locale non può limitarsi ai comunicati ufficiali o alle schermaglie di palazzo. Deve respirare, parlare, contaminarsi con la vita vera. Ed è proprio questa cifra, informale, fresca, inusitata, che sta consolidando il successo di un progetto editoriale capace di restituire voce a una comunità intera.

Non è solo politica, non è solo cronaca. È racconto di storie, di percorsi umani e professionali, di volti che ogni giorno tengono in piedi il tessuto economico e sociale di Paternò, che vive oggi momenti difficili. Commercianti, professionisti, artigiani, protagonisti autentici che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico, e che invece qui diventano narratori della città reale.

Emblematica, in questo senso, l’ultima puntata con Gaetano Amato, fondatore dello storico locale Chiano Spina. Una figura che non ha solo costruito un’impresa, ma ha contribuito a scrivere pagine importanti della ristorazione paternese, trasformando un’attività commerciale in un punto di riferimento identitario.

Amato non è soltanto imprenditore, è anche il presidente del comitato dei festeggiamenti di Santa Barbara e “mastro di vara”, ruolo che lo pone al centro di uno dei momenti più sentiti dalla comunità. E proprio parlando della festa della patrona e dei cerei, il tono è rimasto quello della signorilità, della compostezza, del rispetto per un patrimonio che appartiene a tutti.

Nessuna polemica, nessun accenno alle note dolenti, alle storture o alle dinamiche che talvolta accompagnano e hanno accompagnato gli eventi popolari, così come peraltro è stato sottolineato nella relazione prefettizia che ha dato il via allo scioglimento per mafia, con accuse dirette per chi ha gestito l’aspetto economico gli affidamenti della festa, con citazione diretta nei confronti della Pro Loco locale, così come si legge nelle carte.

È stata una scelta consapevole, la sua, mantenere intatto quell’alone di sacralità che avvolge la festa, preservandone il valore simbolico e spirituale prima ancora che organizzativo. Non omissione, ma equilibrio. Non silenzio complice, ma rispetto per un rito collettivo che travalica le contingenze e si radica nella memoria condivisa.

Ed è qui che si coglie la forza di Radio Paternò, la capacità di raccontare senza urlare, di approfondire senza irrigidirsi, di informare senza trasformare ogni spazio in arena polemica. In un tempo in cui l’informazione locale rischia spesso di scivolare nella ripetizione stanca o nella propaganda di parte, questa impostazione rappresenta una boccata d’aria nuova. E di questo Gaetano Amato è stato protagonista.

La città ha bisogno di questo, luoghi narrativi dove la politica non sia l’unico orizzonte e dove la quotidianità, con le sue fatiche e le sue eccellenze, trovi dignità di racconto. Perché la credibilità di un mezzo di informazione non si misura solo nelle notizie che denuncia, ma anche nelle storie che sceglie di valorizzare. Ed in questo Gaetano Amato

Radio Paternò continua così il suo percorso, leggero nella forma, solido nella sostanza. E soprattutto coerente con una missione chiara, restituire centralità alle persone, prima ancora che ai ruoli. Una scelta editoriale che, oggi più che mai, si sta rivelando vincente.

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