Nel lungo confronto al Pulp Podcast, la premier Giorgia Meloni ha dedicato un passaggio significativo al tema del referendum sulla giustizia, invitando a non trasformarlo nell’ennesimo terreno di scontro politico tra governo e opposizione. Secondo Meloni, ridurre il voto referendario a un giudizio sull’esecutivo sarebbe un errore politico e istituzionale, perché il quesito riguarda il funzionamento della giustizia e l’equilibrio tra magistratura, politica e cittadini.
La presidente del Consiglio ha sottolineato che votare “no” con l’obiettivo di indebolire il governo rappresenterebbe, a suo dire, una “trappola” che finirebbe per svuotare il senso stesso dello strumento referendario. Il referendum, ha spiegato, dovrebbe restare un momento di scelta consapevole su regole e riforme che incidono sull’ordinamento giudiziario, non un voto di fiducia o di sfiducia verso Palazzo Chigi.
Un messaggio che punta chiaramente a spostare il dibattito dal terreno dello scontro politico a quello delle riforme istituzionali. Ma proprio qui si gioca la vera partita, perché in Italia, quando la giustizia entra nel campo della politica, il confine tra merito delle riforme e battaglia di schieramento diventa inevitabilmente sottile.