

da Palermo Giovanni Coriolano –
Come è noto ai nostri lettori, noi non siamo né di parte, né condizionabili. Scriviamo ciò che vediamo, ciò che documentiamo e ciò che riteniamo vero, senza retropensieri e senza convenienze. Abbiamo simpatie, certo, ma non abbiamo padroni. E soprattutto non abbiamo argomenti “intoccabili”. Il CEFPAS non è mai stato uno di questi.
Da anni raccontiamo, con articoli, documenti, riscontri incrociati e analisi, una gestione che definire opaca sarebbe un eufemismo. Il CEFPAS è diventato nel tempo un buco nero della politica politicante siciliana, un luogo dove tutto sembra possibile e tutto sembra permesso, perché questa è la verità scomoda quasi tutti hanno avuto una parte. Partiti, movimenti, sindacati. Nessuno completamente estraneo. Fatte, va detto onestamente, rare eccezioni, che esistono e che non vanno confuse nel mucchio. Ma restano eccezioni.
Negli ultimi sei anni, la gestione a trazione Sanfilippo ha costruito un sistema di equilibri chirurgici, prebende, assunzioni, incarichi, favori distribuiti a destra e a manca, sufficienti a garantire a ciascuno una buona ragione per non vedere, non approfondire, non disturbare. Un sistema raffinato, efficace, politicamente trasversale. Un sistema che oggi mira perfino al rinnovo del mandato, come se nulla fosse accaduto.
E invece qualcosa sta accadendo. La rete di protezioni politiche che per anni ha circondato il CEFPAS sta cedendo, un nodo alla volta, sotto il peso delle inchieste giudiziarie, che magari interferiscono con altri argomenti. Prima l’onorevole Di Mauro, costretto alle dimissioni da assessore. Poi Totò Cuffaro, travolto dal suo stesso sistema, il cosiddetto cuffarismo, scoperchiato dalle indagini dei ROS. Un sistema nel quale il CEFPAS emerge chiaramente come gallina dalle uova d’oro, tanto che gli stessi ROS lo definiscono senza giri di parole un ente “balzato alle cronache per le sue assunzioni clientelari”. Parole che confermano, nero su bianco, ciò che noi scriviamo da anni. E non è un dettaglio marginale l’interesse di Cuffaro per la trasformazione del CEFPAS in ente sanitario, poi saltata solo grazie all’impugnativa del Governo nazionale e alla sentenza della Corte Costituzionale. Se quell’operazione fosse andata in porto, oggi parleremmo di tutt’altro scenario.
Ma l’inchiesta su Michele Mancuso è di tutt’altra portata. Perché Mancuso non era un nome esterno, non era un semplice referente politico. Mancuso al CEFPAS era di casa. Passeggiava tra i padiglioni, nei viali interni, a braccetto con il direttore Sanfilippo, come a certificare plasticamente chi comandava davvero tra quelle mura. E poiché Mancuso è stato intercettato e seguito per anni, è del tutto evidente che non sia stata osservata solo la vicenda della presunta tangente che ha fondato la richiesta di arresto. È ingenuo pensarlo. Dentro quelle intercettazioni, dentro quelle attività investigative, c’è molto altro. E tra quel “molto altro” c’è inevitabilmente il CEFPAS e il rapporto, quanto meno discutibile (?), tra Mancuso e Sanfilippo. Certo manca ancora qualche afflitto.
Noi garantisti da sempre, attendiamo le carte, come è giusto che sia. Ma non siamo ciechi né sprovveduti. Sappiamo leggere i segnali. E siamo pronti a scommettere che molte delle nostre inchieste giornalistiche troveranno riscontro diretto negli atti giudiziari che emergeranno.
Da mesi sentiamo parlare di querele pronte, di azioni legali imminenti contro di noi. Ma, ad oggi, non è arrivato nulla. Nulla, nonostante oltre venti articoli pubblicati sul CEFPAS. Anche questo è un fatto. E i fatti, i documenti, a differenza delle chiacchiere, pesano. Chi vivrà vedrà. Il tempo è sempre galantuomo e alla fine presenta il conto. Noi confidiamo che la verità e la giustizia facciano finalmente arrivino, che ogni magagna emerga e che si dia a Cesare quel che è di Cesare.
Resta l’amarezza per il silenzio o la timidezza di alcuni professionisti dell’indignazione, politici sempre pronti a urlare alla legalità e alla trasparenza, ma improvvisamente distratti quando il caso CEFPAS bussa alla porta. Da loro ci saremmo aspettati molto di più. Non è arrivato nulla.
Noi, invece, continuiamo senza timori, senza padroni, senza sconti per nessuno.