
Scrive La Sicilia: “Di per sé, la faccenda è piuttosto semplice: dopo molti, moltissimi anni, a inseguire la notizia falsa del crollo del celeberrimo ponte del tondo Gioeni, il 9 agosto 2013 il Comune di Catania – guidato, da giugno di quell’anno, da Enzo Bianco – comincia le operazioni di abbattimento. Per mesi la circonvallazione è un caos, poi la viabilità alternativa viene ultimata e ingrana, il resto è la storia della fontana e di un’opera ancora contestatissima. Fatto sta, però, che il ponte non c’è più”, e la circonvallazione è ancora un caos, proprio nei pressi di tondo Gioeni.
Quindi la domanda sorge spontanea a chi interessava l’abbattimento del ponte giacché non era in pericolo? Quali interessi si celavano sotto le macerie dell’abbattimento? Quindi la notizia data ai tempi bianchi che il ponte era a pericolo crollo, così come afferma il quotidiano La Sicilia, che venne sostenuta dall’amministrazione del tempo era falsa? A compensazione del ponte, poi, fu realizzata la fontana- mausoleo funebre, ma il traffico impazzì lo stesso.
Non risultava quindi un pericolo “imminente” di crollo come comunicato al pubblico, ma il Comune motivò la demolizione con ragioni di sicurezza e funzionali, preferendola a un costoso adeguamento.
Cosa disse il Comune dell’opera degli anni ’60-’70, con degrado localizzato (calcestruzzo, appoggi, giunti), progettata con norme sismiche ormai superate, ma facilmente adeguabile, ma scelsero la demolizione per ridurre il rischio e riprogettare l’incrocio a raso.
Allora, i tecnici più critici affermarono che nessuna evidenza pubblica di pericolo immediato vi fosse e che si poteva valutare un rinforzo, un adeguamento. La scelta fu anche urbanistica e di gestione del traffico, che in effetti lo complicò di parecchio e non strettamente dettata da un’urgenza strutturale, ma “bisognava” abbatterlo ad ogni costo, così è rimasto oggi il dibattito tecnico-politico.