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Politica

Il “SÌ” dei garantisti. Quando il voto diventa una scelta culturale

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C’è un passaggio che merita attenzione, perché va oltre il semplice posizionamento politico. Non è il classico “voterò SÌ” da campagna referendaria, ma una presa di posizione che rivendica una matrice culturale precisa, quella garantista, quella che è attenta alla libertà del cittadino.

Questo voto referendario non può e non deve nascere da un impulso momentaneo, né da un calcolo di opportunità, ovvero per andare contro il governo. È, piuttosto, il risultato di una formazione intellettuale e giuridica che affonda le radici nello studio delle istituzioni, nella storia del diritto e nella tradizione del pensiero liberal. Un’impostazione che vede nella riforma della giustizia, non un terreno di scontro politico contingente, ma una questione strutturale che riguarda l’equilibrio tra potere dello Stato e diritti del cittadino.

Introduce un concetto interessante, il voto come atto “politico” nel senso più originario del termine. Non politica come tattica o appartenenza di schieramento, ma politica come dimensione della polis, lo spazio in cui si forma la comunità dei cittadini. Da qui il richiamo alla figura romana del cives, cioè il cittadino titolare di diritti e responsabilità dentro un ordinamento giuridico.

In questa prospettiva il referendum sulla giustizia viene letto come una questione che travalica la contingenza del momento. Non è la risposta a una polemica quotidiana tra magistratura e politica, ma un passaggio che riguarda la cultura costituzionale di un Paese.

Non a caso il messaggio è anche polemico. L’accusa è apertamente rivolta a chi riduce il referendum a un gioco di convenienze immediate, di cadere in quella che si definisce “disonestà intellettuale”. Il punto è distinguere tra ciò che è contingente, lo scontro politico del momento, e ciò che è essenziale, il rapporto tra giustizia, libertà individuale e garanzie costituzionali.

Il ragionamento è chiaro, quando questi due piani vengono confusi, si rischia di svilire il significato più profondo della Costituzione, trasformando un tema strutturale in una semplice battaglia di parte.

Da qui la conclusione, il voto non è soltanto un diritto individuale, ma la manifestazione più alta del senso civico. Un gesto che, nella visione espressa, rappresenta la sintesi tra cultura giuridica, responsabilità civile e partecipazione democratica.

In altre parole, non un voto “contro qualcuno”, ma un voto che rivendica una tradizione della democrazia liberal, quella del garantismo, che vede nel cittadino, e non nel potere, il punto di partenza di ogni ordinamento giuridico.

Ed è proprio qui che il voto assume un valore politico nel senso pieno del termine, perché ricorda, prima ancora delle bandiere di partito, che esistono le idee che definiscono il rapporto tra Stato, giustizia e libertà.

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