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Politica

QUELLA DI GIULIA BUONGIORNO NON È UNA BOMBA, È LA CONFERMA DI UN SISTEMA MALATO

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In un’intervista recente Giulia Buongiorno ha detto che questo Consiglio superiore della magistratura (CSM) “va demolito” e che è necessario ricostruire il sistema di autogoverno dei magistrati da zero, criticando il correntismo e sostenendo meccanismi di sorteggio per le cariche magistratuali.

Quella di Giulia Bongiorno non è stata una “bomba devastante”. Le bombe esplodono all’improvviso. Qui, invece, siamo davanti a una detonazione annunciata, preparata da anni di silenzi, omissioni, corporativismi e ipocrisie. La vera notizia non è ciò che Bongiorno ha detto in diretta video. La vera notizia è che lo abbia potuto dire solo adesso, e che per troppo tempo chiunque osasse avvicinarsi a quei temi venisse delegittimato, isolato, ridicolizzato.

Le sue parole non “strappano il sipario”: confermano che quel sipario esiste, ed è stato difeso con ferocia da una parte della magistratura organizzata, dall’ANM e da un sistema che ha confuso l’indipendenza con l’irresponsabilità, l’autonomia con l’autoreferenzialità, il potere con l’impunità morale.

Il punto non è se l’ANM sia finita “in un baratro senza scampo”. Il punto è che quel baratro è stato scavato dall’interno, giorno dopo giorno, mentre all’esterno si continuava a raccontare agli italiani la favola di una magistratura infallibile, moralmente superiore, intoccabile per definizione.

Giulia Bongiorno ha avuto il merito – tardivo ma inevitabile – di dire ad alta voce ciò che molti sanno e pochi osano pronunciare: il sistema giudiziario non è immune da logiche di potere, correnti, scambi, protezioni incrociate. Non è una scoperta. È una resa dei conti. Finalmente.

E allora smettiamola con la retorica apocalittica del “caos senza precedenti”.
Il caos non nasce oggi. Il caos nasce quando la critica viene equiparata a un attentato alla democrazia, quando chi chiede riforme viene dipinto come un nemico della giustizia, quando ogni scandalo viene archiviato come “caso isolato” fino al successivo.

Il problema non è che “il potere assoluto venga denudato”. Il problema è che quel potere ha agito a lungo senza contrappesi reali, protetto da una narrazione tossica, magistratura uguale bene, critica uguale attacco eversivo.

Se oggi le parole di Bongiorno fanno tremare i palazzi, non è perché siano rivoluzionarie.
È perché rompono il patto non scritto del silenzio. Quel patto che imponeva di sapere, ma non dire. Di vedere, ma non parlare. Di denunciare solo quando non fa più male a nessuno. Non esiste “scampo per nessuno”?
No. Esiste ancora uno scampo, ed è uno solo: dire tutta la verità, senza vittimismi corporativi, senza scudi ideologici, senza anatemi contro chi chiede trasparenza, cambiando il sistema perverso.

Se l’ANM e una parte della magistratura reagiranno chiudendosi a riccio, gridando al complotto e all’attacco politico, allora sì: il baratro sarà definitivo.
Ma non per colpa di chi parla Per colpa di chi, potendo rispondere nel merito, sceglie ancora una volta il silenzio o l’arroganza.

Questa non è un’esplosione atomica. È lo specchio. E a molti, semplicemente, non piace quello che riflette.

Ricordiamo che nel gennaio 2008, durante una trasmissione su Sky Tg24 in cui era ospite Luca Palamara (allora presidente dell’ANM, oggi pentito), Francesco Cossiga intervenne in diretta in collegamento telefonico. In quell’occasione Cossiga disse tra l’altro che: “Quella associazione tra sovversiva e di stampo mafioso che è Associazione Nazionale Magistrati” (ANM). Video che è diventato poi virale pubblicato su tutte le testate e i social:

 

 

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