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Regione Siciliana: CEFPAS, il silenzio che pesa. Perché “Mosè” La Vardera guarda solo altrove?

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Sul CEFPAS ormai non c’è più nulla da scoprire. C’è solo da decidere cosa si vuole vedere.

Da tempo documentiamo, incrociamo dati, ricostruiamo relazioni, segnaliamo anomalie. Non illazioni, ma fatti: incarichi che si ripetono, procedure opache, un ente piegato a logiche che con la formazione sanitaria non hanno più nulla a che fare. Un sistema che si autoalimenta, protetto da una regola non scritta ma ferrea, non disturbare il manovratore.

E qui entra in scena la politica. Tutta. Anche quella che ama raccontarsi come “diversa”. Perché mentre sul CEFPAS cala una coltre di silenzio imbarazzante, c’è chi, come Ismaele La Vardera, sceglie scientemente di guardare altrove. Non perché non sappia. Non perché manchino elementi. Ma perché questo terreno è scomodo? Molto più scomodo di altri.

La Vardera è abilissimo nello spettacolo della denuncia a favore di telecamera, il colpo a effetto, l’emendamento teatrale, la polemica social che garantisce visibilità immediata. Ma il CEFPAS no. Il CEFPAS non fa audience facile? Il CEFPAS non è una macchietta da diffondere? Il CEFPAS è un nodo di potere vero, trasversale, che attraversa maggioranza e opposizione, vecchie e nuove sigle, amici, amici degli amici e presunti nemici.

E allora la domanda è inevitabile: perché La Vardera non ci mette il naso? Perché non interviene, non alza il caso, non costruisce una battaglia pubblica su uno dei più emblematici esempi di degenerazione di un ente pubblico siciliano? Forse perché attaccare il CEFPAS significa rompere equilibri? Inimicarsi mondi che non fanno rumore ma contano? Perché questo richiede una cosa che lo show politico non contempla? Meglio allora inseguire polemiche, dove l’indignazione è condivisa e il consenso garantito. Meglio fare il “tribuno della plebe” sui temi “pop”, lasciando intatti i meccanismi profondi del potere regionale, quelli che non finiscono nei reel social ma decidono carriere, incarichi, soldi pubblici.

Il CEFPAS è il paradigma perfetto di questo sistema che l’ex iena dice di combattere, formalmente regolare, sostanzialmente blindato e oscuro. Un ente che non esplode mai in uno scandalo definitivo, ma marcisce lentamente, protetto da silenzi trasversali e complicità mute.

Qui non servono influencer della politica. Servirebbero parlamentari con le palle. Servirebbe chi usa il mandato per scoperchiare, non per intrattenere.

Il problema, dunque, non è solo chi gestisce il CEFPAS. Il problema è chi finge di non vederlo, pur avendo i riflettori puntati altrove. Il problema è una politica che seleziona le battaglie non in base alla gravità dei fatti, ma alle convenienze.

Noi continueremo a fare ciò che altri evitano, toccare i nervi scoperti, anche quando questo non porta applausi o consensi che non ci interessano. Perché il vero scandalo non è ciò che accade al CEFPAS. È che accade da anni e sotto gli occhi di tutti. E troppi, per calcolo o per convenienza (?), scelgono di voltarsi dall’altra parte.

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