Non è un errore. Non è una svista. Non è nemmeno una “difficoltà organizzativa”.
Quello che è accaduto a Santa Maria di Licodia è un fallimento amministrativo pieno, grave e inaccettabile. E ha nomi e cognomi politici precisi, il sindaco Giovanni Buttò e l’assessore competente e vice sindaco Mirella Rizzo.
Il Comune si è visto revocare i progetti di Servizio Civile Universale per una ragione tanto semplice quanto devastante, non è stata garantita nei tempi la formazione obbligatoria ai volontari. Tradotto: non sono stati rispettati gli adempimenti minimi richiesti dalla legge. E qui finisce ogni alibi.
La normativa è chiara, la formazione specifica deve essere erogata entro tempi precisi. Non è un dettaglio burocratico, è il cuore del progetto. E invece cosa fa l’amministrazione? Arriva fuori tempo massimo, prova a rattoppare incaricando un ente esterno mesi dopo e spera che basti. Non basta. Non è mai bastato. Il risultato è inevitabile: revoca dei progetti, giovani lasciati senza esperienza formativa attività interrotte dall’oggi al domani e credibilità dell’ente sotto zero
Il Comune ha provato a giustificarsi parlando di cambi di personale e problemi organizzativi. Ma questa non è una scusa. È un’aggravante. Se cambi tutta la macchina amministrativa senza garantire continuità, non stai governando: stai improvvisando.
E quando improvvisi su progetti pubblici che coinvolgono giovani e fondi statali, il conto arriva. Puntuale.
Il Servizio Civile non è un passatempo. È un’esperienza istituzionale, riconosciuta dallo Stato, che offre formazione, opportunità e persino vantaggi nei concorsi pubblici. E invece qui diventa l’ennesima vittima della superficialità politica. I volontari hanno ricevuto una mail e si sono ritrovati fuori. Fine.
Nessuna tutela reale, nessuna programmazione, nessuna responsabilità. Solo un messaggio chiaro, siete sacrificabili. L’incompetenza è politica, non ci si può nascondere dietro un incidente tecnico Chi oggi prova a raccontarla come una fatalità prende in giro i cittadini. Perché le scadenze erano note, gli obblighi erano chiari, i controlli erano prevedibili. E allora la domanda è una sola, chi doveva vigilare, dov’era?
Il sindaco Buttò e l’assessore competente Rizzo non possono nascondersi dietro gli uffici. La responsabilità politica esiste proprio per questo, quando la macchina si ferma, chi guida deve pagare.
Questa vicenda è una fotografia brutale, un’amministrazione che non controlla, non programma e arriva sempre dopo. E quando arrivi dopo, in politica, non stai amministrando. Stai fallendo. Qui non servono note stampa. Servono atti concreti. Perché quando perdi un’occasione per i giovani, non è un errore tecnico. È un fallimento politico. E chi fallisce deve andare a casa.
Ed arrivano i primi volantini:
