
Prendiamo spunto da un video del giornalista Manlio Viola, che coglie perfettamente lo stato dell’arte della politica in Sicilia e che si riverbera in tutti i territori. Una confusione creativa, quasi artistica, dove destra e sinistra sembrano partecipare a una gara di improvvisazione permanente. Il problema è che non è teatro sperimentale, è governo del territorio.
Viola fotografa un paradosso che ormai è diventato abitudine. A destra si rivendica stabilità mentre si cambiano alleanze interne e correntizie con la velocità di un aggiornamento software; a sinistra si invoca identità, ma poi ci si presenta agli elettori con la stessa chiarezza programmatica di un cruciverba senza definizioni. Per non parlare delle manovre subdole, forse anche oscure che ruotano intorno alla novità La Vardera (chi gli ruota attorno di certo non è una novità), ma di questo ne parleremo a parte. Risultato? Più rumore che direzione, più slogan sinistri che strategia.
L’ironia involontaria è tutta qui, ogni schieramento accusa l’altro di essere confuso, mentre nel frattempo contribuisce con zelo a rendere il quadro ancora più nebuloso. È il trionfo del “non si capisce niente”, elevato a metodo politico. E così il dibattito pubblico somiglia sempre più a una riunione di condominio in cui tutti parlano, nessuno ascolta e alla fine si decide di rinviare tutto alla prossima assemblea.
Il punto che emerge dal ragionamento è semplice ma scomodo, la politica siciliana vive una crisi di chiarezza prima ancora che di consenso, dalla regione ai comuni. Non mancano le dichiarazioni, mancano le traiettorie. Non mancano i leader, mancano le linee. E quando destra e sinistra finiscono per usare le stesse parole d’ordine, cambiamento, responsabilità, discontinuità, diventa difficile persino capire chi dovrebbe cambiare cosa.
La vera ironia è che questa confusione viene spesso venduta come “pluralismo”. Ma il pluralismo è ricchezza di visioni, non sovrapposizione di ambiguità. Se tutto è negoziabile, se ogni posizione è rivedibile entro 48 ore, allora non siamo di fronte a una politica dinamica, siamo davanti a una politica liquida, che scorre assumendo la “forma dell’acqua”.
Mentre i partiti si muovono come bussole impazzite, i cittadini restano spettatori attoniti di una partita in cui le squadre cambiano schema e anche casacca a ogni azione, salvo poi lamentarsi del risultato finale. L’editoriale con ironia, in fondo, serve proprio a questo, a ricordare che la confusione può anche far sorridere, ma alla lunga non governa, non riforma, non risolve.
La sintesi? In Sicilia oggi la politica sembra aver trovato un equilibrio perfetto, quello tra l’incertezza programmatica e la sicurezza di continuare a litigare. Un equilibrio precario, certo, ma almeno coerente con il clima generale, più dibattito che decisioni, più tattica che visione. E, soprattutto, più confusione che certezze.
P.S.- Tutto questo, per chi non avesse colto, vale anche per i comuni, grandi e piccoli, virtuosi o sciolti per mafia, dove i personaggi viaggiano trasversalmente alla stregua delle palline del flipper.
Ecco il contributo di Manlio Viola: