Il prossimo 4 marzo, presso la Camera di Commercio di Palermo ed Enna, si svolgerà un convegno dal titolo “PROGRAMMAZIONE SOCIO SANITARIA E NUOVA LEGISLAZIONE SANITARIA: QUALE FUTURE PER LE PMI ?
Il Convegno, promosso da Confindustria Socio Sanitaria, vede come protagonisti, anche AIOP Regionale, CONFCOMMERCIO Sanità, ARIS ed ASSO, e quindi le principali organizzazioni datoriali delle PMI operanti nella sanità privata accreditata, che insieme raccolgono oltre il 90% degli operatori del settore, soprattutto in Sicilia.
Il convegno tocca un nervo scoperto, l’applicazione della direttiva “Bolkestein” nel settore della sanità privata, accreditata e convenzionata.
Contrariamente da come potrebbe apparire non si tratta di un tema “tecnico”, per addetti ai lavori, ma piuttosto di una questione di equilibrio tra mercato e diritto alla salute che le organizzazioni datoriali stanno ponendo per scongiurare, che l’applicazione della Bolkestain alla sanità, si trasformi in un boomerang per la salute pubblica. Tema del quali ci siamo già occupati con alcuni nostri recenti approfondimenti.
In questo ambito, infatti, si incrociano tre interessi, quelli delle imprese sanitarie, le esigenze di programmazione pubblica e le regole europee sulla concorrenza. Tra l’altro le regole europee sulla concorrenza, in realtà, escludono a priori l’applicabilità, al sistema socio sanitario, sebbene l’Italia, con la L. 118/2022 e ss.mm.ii. abbia ritenuto di includere il settore, nonostante opinioni contrastanti e buon senso.
Il dato vero è che se la logica dei servizi soggetti a liberalizzazione entra davvero nel perimetro dell’accreditamento sanitario, cambia tutto, accesso al mercato, rinnovo delle convenzioni, durata delle autorizzazioni, e soprattutto il rapporto tra fabbisogno pubblico e offerta privata.
Non giriamoci intorno, il rischio concreto è che la sanità convenzionata venga trattata come un mercato qualsiasi, dove vince chi è più competitivo (ma non necessariamente il più bravo) e chi è il più grosso potrebbe fagocitare il piccolo, creando un oligopolio pericoloso, a discapito dell’utente e della qualità del servizio da rendersi.
Questa anomalia tutta italiana viene infatti vista dalle PMI operanti nel settore come un escamotage per avvantaggiare i grossi gruppi, e che, con il convegno organizzato vogliono sollevare l’attenzione sul tema e sulla necessità di trovare soluzioni che non danneggino il comparto ma soprattutto l’utenza e la qualità del servizio a cui hanno diritto.
In effetti, a ben vedere se partiranno gare a tappeto, senza riguardo a chi già c’è, le PMI esistenti rischiano concretamente di perdere rendite di posizioni conquistate in 10, 20 e 30 anni di lavoro, a vantaggio dei grossi gruppi imprenditoriali che, nell’ambito di gare pubbliche, possono disporre di elementi che li pongono in una posizione di supremazia.
Del resto essendo la retta, dei servizi incomprimibili, le valutazioni devono essere fatte su fatturati, generici (sanità) e specifici (ambito del servizio), sul numero dei dipendenti, sull’esperienza di cui si dispone, sui servizi aggiuntivi eventualmente offerti. Tutti elementi che, se non adeguatamente contemperati rispetto alle realtà esistenti, pongono grossi gruppi imprenditoriali, nazionali ed internazionali, in enorme vantaggio.
Il Comparto complessivamente vale, in Italia, circa 12 miliardi di Euro, e pochi gruppi detengono numeri da capogiro. Prendendo a riferimento l’esercizio 2024 Il Gruppo San Donato, ad esempio, ha fatturato 2,57 miliardi di euro di ricavi, il gruppo Umanitas, ha fatturato oltre 1,1 miliardi di eurodi ricavi, la GVM Care & Research (Gruppo Villa Maria) ha fatturato circa 1 miliardo di euro di ricavi, il Gruppo KOS, ha fattura circa 700-800 milioni di euro di ricavi, solo per citare i più grossi, sebbene ci sono anche gruppi da 100 o 200 Milioni di euro di fatturato annui interessati, anche lor,o ad implementare la presenza nel settore.
Il convegno nasce proprio dall’esigenza di sollevare la questione per chiedere al governo nazionale di rivedere le proprie posizioni, non proprio imparziali, e di dare dignità a chi nel settore c’è da decenni garantendo una elevata qualità del servizio, partecipando attivamente al raggiungimento dei Livelli Essenziali di Assistenza.
Parliamo innanzitutto di Residenze Sanitarie Assistite e Comunità Terapeutiche Assistenziali, ma anche di laboratori di analisi, ambulatori medici, diagnostica, riabilitazione, centri di accoglienza semi-residenziale e residenziale.
La concorrenza, intesa come strumento per tenera alta la qualità del servizio, a tutto vantaggio dell’utenza, è senz’altro auspicabile, ma minare alle fondamenta il sistema delle PMI operanti nel settore non farà altro che abbassare la qualità del servizio e far arricchire chi già muove ingenti capitali, e spesso porta i propri profitti all’estero.
Oggi l’Italia, e la Sicilia in particolare, hanno la necessità di far proliferare le proprie PMI, che rappresentano circa il 90% delle imprese totali e che sono la vera “spina dorsale” dell’economia nazionale, per la loro capacità di generare valore e coesione sociale, e non foraggiare grossi gruppi imprenditoriali interessati a monopolizzare il mercato imponendo le loro regole, quasi mai foriere di servizi improntati. Tutto principalmente all’interesse dell’utenza ed al benessere della collettività.
Nei prossimi giorni pubblicheremo gli esiti del convegno dando voce alle opinioni delle PMI che oggi si sentono discriminate ed attaccate da provvedimenti legislativi che considerano iniqui. Indubbiamente il settore necessita di essere riformato, ed alle PMI va chiesto uno sforzo per trasformarsi da semplici erogatori di prestazioni a partner innovativi, tecnologici e clinici, del sistema pubblico, ma non lo si può fare passando da logiche e metodi che rischiano di disumanizzare un servizio che invece deve necessariamente porre al centro la persona, la sua umanizzazione ed i suoi bisogni.