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⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ L’intervista a Martina Ardizzone su Radio Paternò. L’analisi

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L’intervista realizzata da Pierfrancesco Messina e Naomi Giuffrida a Martina Ardizzone, già consigliere comunale e già deputata all’Assemblea Regionale Siciliana, si inserisce perfettamente nel solco del nuovo spazio civico inaugurato da Radio Paternò. Un’agorà digitale in cui la politica torna ad essere discussione, racconto, critica e autocritica pubblica dopo anni di fratture istituzionali e sfiducia collettiva. Il format, che punta su domande dirette e su un tono informale, anche leggero, ma incisivo, riflette quella funzione di “ricostruzione del tessuto civico” che diversi osservatori hanno riconosciuto al progetto radiofonico nato nel contesto post-commissariamento del Comune, come luogo di confronto aperto e non filtrato.

La cifra dell’intervista è chiara, umanizzare la figura dell’ex parlamentare regionale e riportarla dentro la dimensione cittadina, lontana dalle liturgie di partito e più vicina al racconto personale e politico insieme.

Martina Ardizzone si muove su un doppio registro, memoria istituzionale (esperienza all’ARS e in Consiglio comunale), attualità locale, tra crisi amministrativa, scioglimento per mafia, prospettive della città e ruolo della classe dirigente di domani.

Ne emerge un tentativo evidente di ricollocarsi nel dibattito pubblico non come protagonista di correnti o schieramenti, ma come figura di continuità amministrativa e conoscenza dei meccanismi decisionali regionali. Un posizionamento non neutro: è il classico ritorno sulla scena di chi rivendica competenza più che appartenenza.

L’intervista offre tre livelli di lettura.

  1. La rivendicazione dell’esperienza. Ardizzone difende implicitamente il proprio percorso politico, presentandolo come bagaglio utile per comprendere le dinamiche che hanno portato Paternò alla crisi istituzionale. È una narrazione che punta a distinguere tra responsabilità personali e responsabilità sistemiche, spostando il focus dal singolo al contesto amministrativo più ampio.
  2. L’autocritica misurata Non emerge una rottura radicale con il passato politico cittadino, ma una presa di distanza selettiva: ammettere errori senza demolire il proprio campo politico di riferimento. È una postura tipica degli ex amministratori che intendono mantenere credibilità senza auto-sconfessarsi.
  3. Il tentativo di ri-legittimazione pubblica. La presenza in un contesto mediatico locale, lontano dai palchi istituzionali, segnala una precisa strategia, riconquistare la fiducia dell’opinione pubblica attraverso la parola diretta, senza intermediari di partito. In sostanza, Ardizzone parla alla comunità più che all’elettorato.

Il ruolo dei conduttori. È giornalismo civico e non compiacente. Messina e Giuffrida evitano il rischio dell’intervista celebrativa. Le domande, pur mantenendo toni civili, sollecitano l’ospite sui nodi politici più sensibili, responsabilità, prospettive e credibilità della classe dirigente locale. È un equilibrio interessante, niente aggressività spettacolare, ma nemmeno compiacenza da talk show di partito. Un giornalismo civico che si pone come interlocutore e non come megafono.

Il non detto che pesa più del detto. L’aspetto più rilevante dell’intervista non è ciò che Ardizzone afferma esplicitamente, ma ciò che lascia intravedere, l’assenza di una nuova classe dirigente, la difficoltà di chi ha governato e di chi c’è stato, di proporre una discontinuità netta, il tentativo di trasformare l’esperienza pregressa in capitale politico per il futuro e perché no anche come candidata sindaco della città. In filigrana, quindi, emerge una verità scomoda, la politica locale è ancora prigioniera delle stesse figure che cercano di rinnovarsi senza davvero rompere con il passato? Serve discontinuità.

Questa conversazione radiofonica non è soltanto un momento di confronto. È un atto politico. Ardizzone utilizza il contesto mediatico per ridefinire il proprio ruolo, non più solo ex deputata regionale, ma potenziale punto di riferimento per una fase di ricostruzione della politica cittadina. La domanda che resta sospesa e che l’intervista implicitamente consegna agli ascoltatori è semplice e decisiva,  si tratta di un contributo autentico alla rinascita della città o dell’avvio di una nuova legittimazione personale?

Il valore dell’intervista sta nel riportare la politica sul terreno della responsabilità pubblica, dove le biografie contano ma non bastano. Martina Ardizzone mostra consapevolezza istituzionale e capacità di analisi, ma la vera partita non sarà comunicativa bensì politica, cioè convincere una comunità disillusa che l’esperienza accumulata possa tradursi in reale discontinuità amministrativa.

In altre parole, il microfono di Radio Paternò riapre il dialogo con la città. È la realtà cittadina e il racconto mediatico, a stabilire se questa voce rappresenta il futuro che prova a nascere.

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