
Nelle scorse settimane questa testata ha pubblicato un approfondimento sulle criticità dell’Ente Parco dell’Etna, con particolare riferimento alla gestione dei Crateri Silvestri e all’organizzazione interna dei servizi. L’articolo si concludeva con un invito rivolto a utenti e fornitori a segnalare eventuali anomalie riscontrate.
Tra le numerose segnalazioni pervenute, una in particolare ha attirato l’attenzione della redazione per la quantità di documentazione prodotta: quella dell’ingegnere informatico Giuseppe Panassidi, che ha formalmente presentato un esposto alla Procura della Repubblica, corredato da relazioni tecniche e prove inequivocabili.
Nella fase iniziale, Panassidi interviene a titolo esclusivamente gratuito per risolvere una criticità che da settimane impediva al Ente Parco dell’Etna di utilizzare servizi fondamentali, quali il protocollo informatico e la condivisione dei documenti tra i dipendenti
L’ente si trovava, di fatto, nell’impossibilità di svolgere normali attività amministrative.
L’intervento gratuito ha consentito di ripristinare la funzionalità dei servizi, chiarendo sin da subito che la causa del problema non era episodica, bensì riconducibile a dischi saturi e a una architettura di sistema ormai deprecata.
Successivamente, proprio alla luce di quanto emerso, a Panassidi viene conferito un incarico formale, per una somma di 4400 euro, per effettuare un’analisi completa dell’intero sistema informatico dell’ente, con l’obiettivo di individuare le cause strutturali dei disservizi, suggerire soluzioni definitive, eliminare criticità che si trascinavano da anni.
Nel corso di alcuni mesi di lavoro, oltre all’analisi approfondita, vengono risolti ulteriori problemi minori sempre a titolo gratuito, in un’ottica di collaborazione e continuità operativa.
Al termine di questa fase, Panassidi consegna una relazione tecnica dettagliata, dalla quale emergono elementi di particolare rilievo: non era necessaria la sostituzione del server, come suggerito dal tecnico interno, che il server in uso risultava impiegato per non più del 30% delle sue capacità, era invece sufficiente la sostituzione dei dischi, con una spesa inferiore ai 1.000 euro, rispetto ai circa 16.000 euro preventivati per un nuovo server. Veniva quindi proposta una reimplementazione completa della virtualizzazione interna, basata su una soluzione moderna, adatta alla Pubblica Amministrazione e coerente con gli standard tecnologici del 2025.
Nelle more delle determinazioni amministrative, Panassidi avrebbe realizzato una soluzione provvisoria, garantendo per alcuni mesi il funzionamento dei sistemi informatici e telefonici.
Considerata la necessità di garantire continuità di servizio e il fatto che l’ente si trovava nel periodo estivo, prossimo alle ferie, il Parco chiede a Panassidi di anticipare l’implementazione della nuova architettura, pur in assenza di un incarico immediatamente esecutivo.
Prima di procedere, Panassidi trasmette, in accordo con l’ente, un preventivo di 2.000 euro, a fronte di un lavoro con valore commerciale stimato tra i 6.000 e i 7.000 euro
Per garantire la continuità operativa vengono utilizzati tre PC, configurati in cluster, viene realizzata una piattaforma di virtualizzazione basata su Proxmox VE, con un cluster che simula il server principale in attesa dell’arrivo dei nuovi dischi, l’intera infrastruttura viene predisposta per una migrazione immediata sul server definitivo
I dischi destinati al server principale arrivano il 3 agosto, tuttavia, la migrazione finale non viene mai effettuata, poiché, secondo quanto riferito nella denuncia, l’intervento viene impedito dallo stesso personale dell’ente, nonostante il lavoro fosse già pronto e tecnicamente completabile in tempi rapidi.
Proprio allora Panassidi viene a conoscenza del fatto che l’unità operativa dell’Ente Parco dell’Etna competente per i sistemi informatici aveva già avviato una procedura sul MEPA finalizzata all’individuazione di un fornitore esterno per l’esecuzione delle stesse attività.
Secondo quanto riferito, tale procedura avrebbe avuto ad oggetto un intervento che, nella sostanza era già stato concordato informalmente con l’ing. Panassidi, che risultava tecnicamente completato nella sua parte strutturale e che necessitava esclusivamente della migrazione finale sul server principale, già predisposta.
Una volta appreso dell’avvio della procedura sul MEPA per l’individuazione di un fornitore esterno, l’ing. Giuseppe Panassidi rappresentava la propria piena disponibilità ad essere contattato tramite la piattaforma, precisando di risultare regolarmente iscritto e presente sul sistema di e-procurement, cosa mai avvenuta.
Lo stesso Panassidi, nella documentazione prodotta, sottolinea di non comprendere come eventuali nuove procedure possano riguardare attività già svolte, ponendo il tema della corretta gestione delle risorse pubbliche e, al fine di poter avere un confronto con il personale dirigente si reca al parco.
Qui avviene l’impensabile, per un ente pubblico.
Nel corso dell’ incontro Panassidi viene messo a conoscenza delle ragioni, esogene alla buona conduzione della cosa pubblica, per le quali l’incarico non gli sarebbe stato affidato, nonostante il lavoro risultasse già impostato e tecnicamente completabile.
Dalla conversazione, perfettamente documentata, emerge che la scelta di procedere con una ricerca di altri operatori tramite MEPA, che non sarebbe stata motivata da rilievi tecnici, economici, professionali e di buon senso, nei confronti di Panassidi o dell’attività da lui svolta.
Al contrario si inserirebbe in un contesto di tensioni tutte loro, tra l’unità operativa competente e il Commissario dell’Ente, ritenuto dagli interlocutori non correttamente comportatosi nei loro confronti e definito “vastaso”.
Nel dialogo viene esplicitato che l’esclusione di Panassidi avrebbe avuto la funzione di “dare un segnale” al Commissario, attraverso il coinvolgimento di altri soggetti esterni, indipendentemente dalla qualità o dallo stato di avanzamento del lavoro già eseguito, avendo il sapore di capricci personali.
Lo stesso Panassidi, nel corso dell’incontro, precisa di non avere alcun rapporto personale o professionale pregresso con il Commissario, di averlo conosciuto esclusivamente in occasione dell’intervento richiesto dall’Ente, chiamato in emergenza e a titolo gratuito, e di non poter in alcun modo essere assimilato a dinamiche interne estranee alla sua attività professionale.
L’ingegnere manifesta inoltre il proprio stupore per il fatto che eventuali contrasti interni possano riflettersi su un soggetto terzo che, secondo quanto emerge dalla documentazione, aveva operato con correttezza, mettendosi a disposizione dell’Ente anche a condizioni economiche significativamente misere rispetto ai valori di mercato, esclusivamente per garantire il regolare funzionamento dei servizi del Parco.
Dalla conversazione ascoltata nei file audio, emerge che viene prospettato al Panassidi di smontare integralmente la soluzione provvisoria e ripristinare la precedente configurazione, nonostante questa fosse già ritenuta inadeguata; gli viene chiesto, eventualmente, di attendere un cambio imminente della governance, in considerazione della prossima conclusione del mandato commissariale e dell’insediamento del nuovo Presidente e di un nuovo direttore. Viene prospettata altresì l’ipotesi di attendere la nomina del nuovo Direttore dell’Ente Parco dell’Etna, ipotesi che, secondo quanto emerso nella conversazione, avrebbe potuto consentire il completamento del lavoro solo qualora il nuovo Direttore non avesse già individuato un proprio fornitore di riferimento (lett. se non avesse avuto “una ditta già pronta na sacchetta”).
Una situazione che, secondo quanto rappresentato, avrebbe di fatto reso impossibile il completamento del lavoro già predisposto, pur in presenza di una soluzione tecnica pronta per essere migrata sul server principale e dei rischi che il parco correva poggiandosi su una soluzione temporanea (per cui l’ingegnere aveva più volte sollecitato l’ente, compreso il nuovo direttore). La rispostata è stata: “Se si perdono i dati il parco andrà avanti comunque in qualche modo”.
Sempre durante l’incontro, Panassidi chiede formalmente di essere inserito tra le aziende contattate tramite MEPA per la richiesta di preventivi, rappresentando la propria disponibilità e dichiarandosi certo che la propria offerta, già formulata, fosse particolarmente vantaggiosa sotto il profilo economico, al punto da rendere immediatamente evidente la differenza di costo rispetto ad altre proposte eventualmente acquisite dall’ente.
Dalla conversazione documentata (tra Giuseppe Panassidi, Nunzia Bruno dirigente dell’Ente e Salvatore Spina responsabile CED) emerge tuttavia una dichiarazione attribuita alla dirigente competente, la quale afferma che la valutazione di un preventivo, anche qualora economicamente più conveniente per l’ente la scelta rientrerebbe nella propria discrezionalità, precisando testualmente che avrebbe potuto “accorgersi” della convenienza dell’offerta di Panassidi, così come “non accorgersene”.
Cosa emerge, dunque, da quanto ricostruito?
Emergerebbe l’impressione che la gestione di un ente pubblico quale l’Ente Parco dell’Etna, riconosciuto come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, possa risultare fortemente condizionato da decisioni discrezionali (forse arbitraie) riconducibili a singoli soggetti, piuttosto che a criteri oggettivi, tecnici ed economici. Come se il Parco fosse cosa loro.
Dalle circostanze descritte sembrerebbe delinearsi un contesto in cui le scelte operative di chi coinvolgere, chi escludere, quali soluzioni adottare, non sempre appaiono fondate su valutazioni esclusivamente personalistiche e non funzionali all’interesse pubblico, con conseguenze dirette sulla professionalità e sull’attività di soggetti terzi estranei a dinamiche interne all’ente.
Ci si interroga, dunque, se la presenza di un soggetto esterno, non inserito in equilibri preesistenti (o forse complici), possa aver rappresentato un elemento di disturbo in un sistema forse abituato a operare in assenza di controllo o confronto. Si tratta tuttavia di interrogativi che non competono a questa redazione, ma che meritano di essere approfonditi nelle sedi giudiziarie opportune.
Ogni valutazione circa la sussistenza di eventuali condotte irregolari o di profili di responsabilità, sotto qualunque aspetto, spetterà agli organi giudiziari e di controllo, ai quali l’ing. Panassidi risulta essersi già rivolto.
È doveroso ribadire che quanto riportato in questo articolo costituisce il riporto fedele di documentazione e di atti già in possesso della redazione. Ulteriore materiale, particolarmente delicato e relativo anche ad altre vicende, è attualmente oggetto di nostra attenta analisi.
L’assessore Savarino, in una intervista rilasciata a questa testata [PARCO DELL’ETNA, NE ABBIAMO PARLATO CON L’ASSESSORE SAVARINO], affermava di avere cercato di risolvere le criticità con le recenti nomine di presidente e direttore-pro-tempore. Ma non pare essere così, sic stantibus rebus. A nostro avviso bisognerebbe adottare necessariamente soluzioni più radicali nominando personaggi competenti e coraggiosi. Ma come spesso accade, la politica è malata d’inedia (e non ci riferiamo esclusivamente a questo caso), quindi poi la mano passa inequivocabilmente, e come oggi avviene sempre più, alle autorità giurisdizionali, che la sostituisce, occupandone il vuoto che lascia.
