Una iniziativa che rivoluzionerà l’informazione cittadina. Questa è l’impressione che ne abbiamo tratto dal confronto avuto con gli autori, i conduttori, i registi:
C’è stato uno strano rumore del silenzio che per anni ha soffocato Paternò, quello delle parole non dette e senza ascolto, dei monologhi autoreferenziali, della politica che parla alla città ma raramente con la città. Radio Paternò ha esattamente questa missione contro questo rumore del silenzio. E nel 2026 nasce per diventare qualcosa di più di una semplice trasmissione, diventa un luogo civile.
Un talk che ascolta, prima ancora di parlare. Un dettaglio che sembra banale, ma che a Paternò è rivoluzionario. Perché ascoltare significa esporsi, accettare il confronto, rinunciare alla comfort zone delle frasi fatte. Radio Paternò lo fa, senza filtri, senza padroni, senza timori reverenziali. Qui non c’è il politico mascherato, né l’opinionista a gettone, c’è la città nuda, il cittadino, con le sue contraddizioni, le sue rabbie, le sue speranze spesso tradite.
Nel 2026, mentre la comunicazione pubblica scivola sempre più verso l’algoritmo, l’urlo social e la propaganda mordi e fuggi, Radio Paternò compie una scelta diversa, rallenta, approfondisce, mette le voci una davanti all’altra. Non semplifica per piacere, non edulcora per consenso. Fa una cosa che oggi spaventa, pone domande scomode e lascia spazio alle risposte, anche quando non piacciono.
È questo che rende il talk una vera palestra democratica. Perché la democrazia non è l’assenza di confronto, ma la sua gestione pubblica. È il diritto di parola che incontra il dovere della responsabilità. È l’idea che nessuno, amministratori, opposizioni, corpi intermedi, possa sottrarsi al confronto solo perché “non conviene”.
Radio Paternò parla alla città perché la conosce. Ne conosce le ferite aperte, i servizi che non funzionano, le promesse evaporate, il senso di immobilismo che soffoca soprattutto le nuove generazioni. Ma soprattutto la ascolta, restituendole dignità. Perché dare voce non significa fare solamente da megafono, significa selezionare, contestualizzare, mettere ordine nel caos delle opinioni.
In un tempo in cui molti media locali hanno scelto il silenzio complice o la cronaca addomesticata, Radio Paternò sceglie la strada più difficile, essere scomoda, ma autentica. Ed è proprio questa scomodità a renderla necessaria. Non è un palco, ma una piazza. Non è un comizio, ma un dialogo. Non è una radio “contro”, ma una radio per la città, nel senso più alto e più esigente del termine.
Il 2026 è la linea di confine. O si continua a fingere che vada tutto bene, oppure si accetta di guardare la realtà negli occhi. Radio Paternò, con il suo talk, ha già scelto da che parte stare. Sta con alla città e la città farà lo stesso. Sarà una bella impresa.