La visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Sicilia, a Catania e nei territori colpiti dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi, rappresenta un atto di responsabilità politica e istituzionale che va oltre la gestione dell’emergenza. È la scelta di un governo che decide di esserci, di ascoltare direttamente i sindaci, le amministrazioni locali e i cittadini, mettendo al centro il confronto con i territori prima ancora delle polemiche.
Le parole della premier sono state chiare e improntate alla trasparenza. Lo stanziamento iniziale, ha spiegato Meloni, è un primo intervento emergenziale, necessario per dare un sostegno immediato e concreto a famiglie e imprese colpite. Nessuna illusione, nessuna promessa irrealistica: «Nessuno pensa di poter affrontare seriamente questa questione con 100 milioni di euro per tre regioni». Un chiarimento che restituisce il senso di una politica che preferisce la verità dei fatti alla propaganda.
Il metodo scelto dal governo è quello già adottato in altre grandi emergenze nazionali, un primo intervento rapido, seguito da provvedimenti più strutturati attraverso i decreti necessari. Meloni lo ha ricordato con riferimento all’Emilia-Romagna (primo stanziamento di 10 milioni), sottolineando come le misure più articolate arrivino dopo una fase di ascolto e valutazione puntuale dei danni. È un approccio pragmatico, che tiene insieme urgenza e programmazione.
Significativo anche il passaggio sulle misure fiscali e creditizie: sospensione dei mutui, interventi sulle imposte, strumenti già collaudati che il governo considera parte integrante della risposta dello Stato. Non annunci generici, ma azioni concrete che richiedono tempi tecnici e passaggi normativi chiari, nel rispetto delle regole e delle competenze.
La premier ha ribadito un principio fondamentale: governare l’emergenza non significa improvvisare, ma costruire risposte efficaci insieme a chi vive quotidianamente il territorio. «Rifare la lista di tutte le necessità aiuta anche noi a lavorare meglio», ha detto, confermando una linea di dialogo e collaborazione istituzionale che mette al centro le esigenze reali delle comunità colpite.
In un momento difficile per la Sicilia, la presenza del presidente del Consiglio e l’impegno assunto sul campo segnano un messaggio politico preciso: lo Stato c’è, ascolta e interviene. Le risorse arriveranno, con serietà e metodo, perché le emergenze non si affrontano con slogan, ma con scelte responsabili e atti concreti.