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Politica

Occupazione abusiva di suolo pubblico: un’ordinanza non basta a liberare Paternò, ma è un inizio

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L’ordinanza di immediato ripristino dello stato dei luoghi emessa dal Comune di Paternò per un caso di occupazione abusiva di suolo pubblico in Corso Italia è un atto dovuto. Necessario. Ma non sufficiente.

Il provvedimento n. 7 del 21 gennaio 2026 nasce da un accertamento della Polizia Municipale che ha rilevato una violazione evidente: un’attività commerciale autorizzata per l’occupazione di 20 metri quadrati che, di fatto, ne occupava circa 70, attraverso una struttura priva di qualsiasi titolo autorizzativo. Un’occupazione irregolare accertata già il 5 gennaio, seguita da un verbale per il mancato ripristino nonostante l’invito a regolarizzare.

Il Comune ha quindi ordinato la rimozione immediata delle strutture abusive e il ripristino dello stato originario dei luoghi, a spese del trasgressore, richiamando correttamente l’articolo 20 del Codice della Strada e la legge 94/2009. In caso di inottemperanza, sono previste la rimozione coattiva, l’addebito delle spese, sanzioni amministrative e la possibile segnalazione all’Autorità Giudiziaria.

Fin qui, la procedura. Il problema, però, sta tutto fuori dall’atto amministrativo. Perché Corso Italia non è un’eccezione, deve essere un esempio.

Paternò è oggi una città costellata di occupazioni abusive o “senza titolo” del suolo pubblico: dehors sovradimensionati, strutture fisse mascherate da arredi temporanei, marciapiedi sottratti ai pedoni, carreggiate ristrette, spazi pubblici trasformati in estensioni private permanenti. Una pratica che negli anni è diventata normalità, spesso tollerata, talvolta ignorata, quasi mai affrontata in modo sistemico.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, disordine urbano, violazione delle regole, concorrenza sleale tra operatori, penalizzazione dei cittadini, delle persone con disabilità, degli anziani, di chi semplicemente vorrebbe camminare senza essere costretto a scendere in strada.

Un singolo intervento repressivo, per quanto legittimo, non risolve un problema strutturale ma rappresenta l’inizio di una precisa volontà municipale. Adesso serve una mappatura completa delle occupazioni di suolo pubblico, controlli estesi e non episodici, criteri chiari e uniformi, e soprattutto la volontà politica di ripristinare il principio che lo spazio pubblico non è una concessione informale, ma un bene collettivo regolato da norme precise. Altrimenti, ogni ordinanza rischia di restare un segnale isolato, giusto sulla carta, ma inefficace nella realtà. E Paternò continuerà a vivere in quella zona grigia dove l’abuso diventa consuetudine e il rispetto delle regole un’eccezione. Il ripristino dello stato dei luoghi non può riguardare solo un tratto di Corso Italia. Deve riguardare l’intera città.

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