
Separazione delle carriere e la terzietà del processo
Giuffrida sottolinea che la separazione formale tra giudici e pubblici ministeri non è un’alterazione marginale, ma un elemento essenziale per rafforzare l’apparenza e la realtà di imparzialità del processo penale. Secondo lei, è importante che l’imputato percepisca che chi lo accusa non sia collega di chi lo giudica, un punto che definisce fondamentale per la giustizia sostanziale oltre che formale.
Critica alle correnti e al ruolo dell’ANM
Giuffrida denuncia quello che definisce un sistema in cui le correnti interne alla magistratura hanno “occupato abusivamente” il CSM e svolgono un ruolo eccessivamente politicizzato nella carriera dei magistrati. In questo senso, ritiene che la campagna per il No guidata dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) si fondi più su slogan e paure infondate che su un’analisi normativa puntuale della riforma.
Ha criticato la propaganda di opposizione come eccessivamente caricaturale — inclusi paragoni iperbolici e allusioni a scenari distopici — e ritiene che ciò danneggi la reputazione della magistratura e il dibattito pubblico nel suo complesso.
Sorteggio dei membri del CSM
Tra le proposte più discusse vi è quella di introdurre il sorteggio per selezionare i componenti del CSM. Giuffrida sostiene che questo metodo possa ridurre l’influenza delle correnti e ridare al Consiglio un ruolo più neutrale e orientato al merito. Ritiene che qualunque magistrato, data la natura della funzione, sia in grado di contribuire alle decisioni dell’organo di autogoverno e che l’elezione tradizionale finisca per trasformare il CSM in un’arena di potentati correntizi piuttosto che un garante dell’indipendenza.