
Oggi ci vediamo costretti a ritornare a scrivere di Parco dell’ETNA. Lo abbiamo fatto apprezzando alcune attività ed iniziative messe in atto, ed anche denunciando disservizi ed omissioni.
La nostra mission è fare emergere la verità, dare contezza dei fatti, documentarli e riconoscere meriti e demeriti degli attori principali in campo, di determinati processi amministrativi, politici, giudiziari che siano.
Il Parco dell’Etna è indubbiamente una straordinaria istituzione, riconosciuta dall’UNESCO, che merita una attenzione dedicata e particolare e di una governance altamente professionale, che sia all’altezza del ruolo, anche per i territori etnei.
Ma evidentemente ancora questo alto senso dei ruoli non funziona. Lo abbiamo scritto il 4 ottobre 2025 “Etna: più che un parco un pacco”, il 19 ottobre 2025 “Parco dell’Etna, il 31 ottobre 2025 “Il Parco dell’Etna i disastri non finiscono mai”, il 02 dicembre 2025 “Parco dell’Etna: siamo alla svolta o alla fine”, il 23 dicembre 2025 “Bomba sul parco dell’Etna, scoperchiato il vaso di pandora”, e da ultimo il 06 febbraio 2026 “Parco dell’Etna: più che un parco è un pacco2”, [link➡️] NE ABBIAMO PARLATO CON L’ASSESSORE SAVARINO, in una puntuale intervista, ma la politica è sorda.
Ebbene, oggi apprendiamo che quelle che noi abbiamo, nel tempo, segnalato come possibili (anche se tutte documentate) anomalie e disservizi, suggeritici da una nostra fonte, sono sempre più inquietanti. Una triste, concreta realtà. Ancor di più da quando alla guida dell’ente Parco dell’Etna, c’è la nuova governance.
Nei nostri articolo abbiamo scritto di denunce inoltrate da un fornitore dei servizi informatici – Ing. Panassidi – per presunte violazioni di norme imperative, di abusi, di angherie, di cui la Procura di Catania, sembrerebbe già avere aperto un fascicolo.
Di una gestione del territorio dissennata da parte dell’Ente Parco dell’Etna, che ha indotto la Russo Morosoli, Funivia dell’Etna, ad intraprendere delle iniziative sui territori, senza autorizzazione, per protesta contro ritardi ed omissioni della istituzione nell’esitare, positivamente o negativamente, determinati provvedimenti.
Ma anche di una complicata ed intricata diatriba tra l’Ex Commissario Straordinario ed il Direttore Reggente, in ordine ad una questione inerente una contravvenzione comminata dallo SPRESAL Ct, ormai destinata ad essere discussa, anche questa, in sede processuale, presso la Procura della Repubblica di Catania. Abbiamo provato, al riguardo, a parlare con l’ex Commissario Straordinario, per chiedere il rilascio di una intervista, ma ha declinato l’invito, affermando che la questione ormai è destinata alla trattazione giudiziaria e che, pertanto preferisce rimanere in silenzio, rinviando tutto alle sedi giurisdizionali.
Da ultimo abbiamo evidenziato che ci sono i sindaci dei comuni etnei in rivolta per l’inadeguatezza amministrativa del Parco, per i ritardi registrati nella istruttoria di pratiche di competenza. Soprattutto a causa di comportamenti, a loro dire, inidonei dei vertici dell’Ente, che provano in ogni modo a sottrarsi a responsabilità proprie per il ruolo ricoperto, cercando in ogni modo di trasferire l’onere di autorizzare, denegare, non esitando provvedimenti, e delegando tutto al Comitato Tecnico Scientifico dell’Ente Parco, innescando una sorta di rimbalzo di competenze tra gli uffici preposti e l’organo consultivo. Notizie apprese da nostre fonti che ci forniscono indiscrezioni, fatti e documenti.
Rispetto, poi, al rimbalzo di competenze tra Comitato Tecnico Scientifico dell’Ente Parco dell’Etna e Direttore Reggente, siamo venuti in possesso di un verbale del CTS che sostanzialmente ribadisce il proprio ruolo, contestando quanto affermato dal Direttore Reggente e restituendo al mittente le pratiche la cui istruttoria è di competenza degli uffici.
Oggi riceviamo documenti emblematici che sanciscono, ormai ai massimi livelli, l’idiosincrasia tra il Direttore Reggente e i sindaci del territorio.
Il primo è a firma del Presidente avv. Massimiliano Giammusso. Infatti con nota del 09.02.2026 il Presidente del Parco dell’Etna si è visto costretto a scrivere all’Assessore regionale al Territorio ed Ambiente, per segnalare che presso il Parco, il dissenso tra CTS e Direttore, nell’istruttoria delle pratiche, è arrivato ad un livello intollerabile, e chiede un intervento autorevole per dirimere inequivocabilmente la questione.

Il secondo è la convocazione, per il martedì 17 febbraio, del Consiglio del Parco (venti sindaci più quello Metropolitano) , con all’ordine del giorno proprio “le procedure autorizzative e il ruolo del Comitato Tecnico Scientifico”.
Parlando con alcuni sindaci abbiamo avuto conferma che il dissenso per il modus operandi dell’Ente Parco dell’Etna è ormai oltre ogni limite, e che i sindaci, a prescindere dall’appartenenza politica, l’estrazione culturale, il modus operandi, sono tutti concordi nel ritenere che da ottobre 2025, da quando si è insediato il Direttore Reggente, anziché registrare un miglioramento del trend, uno snellimento delle procedure, un’accelerazione degli iter burocratici, si è assistito al blocco, pressoché totale, di ogni attività idonea, con grave nocumento per i territorio che rappresentano. Al punto che enti locali, aziende del territorio e comuni cittadini, sono in ribellione, propensi ad avviare una class action contro il Parco dell’Etna, al fine di demolire un andazzo ormai intollerabile.
Avevamo sperato in un cambiamento, una diversa visione. Abbiamo ricevuto e letto gli atti di indirizzo dell’Ex Commissario Straordinario, che sembravano tracciare una svolta. Credevamo potesse essere possibile assistere, in tempi ragionevolmente brevi, ad un cambio di passo, e che gli atti di indirizzo fossero frutto di un parallelo cambio di passo nel modo di intendere i Parchi Regionali, anche da parte della Politica Regionale.
Oggi però assistiamo al processo inverso. Immobilismo, rimpallo di competenze, contenziosi, inasprimento dei rapporti tra l’Ente ed il territorio. Innescati da un approccio, non condiviso dai più, da parte del Direttore reggente, con l’aggravante che questi è Direttore Generale del Dipartimento Urbanistica dell’Assessorato Territorio ed Ambiente Non ci resta che da chiederci quale possa essere la soluzione, qual’è l’intenzione della politica regionale, dell’Assessore regionale del Territorio.
Crediamo che la nota a firma del Presidente dell’ente Parco dell’Etna, Giammusso, che chiama in causa l’Assessore regionale del Territorio, sia proprio stata immaginata e scritta, guardando a questa involuzione alla quale in pochi mesi si è assistito, che ha generato e genera solo un sentimento comune di dissenso, di disprezzo verso una istituzione che dovrebbe essere un faro per la Sicilia, e che invece appare più come un buco nero.
Di fatto quello che registriamo è che ciò che abbiamo scritto, negli ultimi mesi, che adesso si è tradotto in una tragica realtà, e che, anziché guardare con ottimismo al futuro dei territori etnei, assistiamo ad una gestione dell’Ente Parco dell’Etna che potremmo definire un disastro, che oggi genera solo tensioni e contenzioni, non più tollerabili.
Non possiamo che, a nome degli amministratori locali, delle imprese e dei i cittadini, supportare, col nostro lavoro, le richieste che ci provengono dal basso, chiedendo un intervento autorevole e risolutore dell’Assessore regionale del territorio ed Ambiente, oltreché delle autorità adite che suppliscono all’inedia politica.
Fabrizio Giannino