
di Pippo Grifo
Mentre il fumo delle polemiche post-emergenza climatica sembra diradarsi, a Paternò si apre un fronte tecnico che scuote i corridoi del palazzo di città e interroga la Commissione Straordinaria sulla gestione dei tributi locali. La domanda che rimbalza tra gli uffici finanziari e le piazze è se l’ente deciderà di aderire alla nuova definizione agevolata prevista dalla Manovra 2026, una scelta che appare come un delicato gioco d’azzardo tra rigore contabile e pragmatismo economico. Da un lato, il beneficio immediato è innegabile: una boccata d’ossigeno per le casse comunali grazie all’incasso rapido di capitali che altrimenti resterebbero incagliati in anni di contenziosi e procedure esecutive, con il vantaggio non trascurabile di ripulire i bilanci da quei residui attivi ormai diventati poco più che fantasmi contabili. Eppure, proprio qui si innesta un paradosso che molti osservatori definiscono come una “fretta sospetta” o quantomeno una scelta controcorrente, ovvero l’aver approvato il bilancio di previsione già a gennaio, proprio mentre la rottamazione-quinquies iniziava a profilarsi all’orizzonte legislativo. Questo tempismo, se da una parte garantisce alla Commissione la piena operatività evitando le secche dell’esercizio provvisorio e permettendo di spendere per i servizi essenziali, dall’altra rischia di trasformarsi in un boomerang tecnico. Il dubbio che sorge spontaneo è se non sia stato prematuro blindare i conti senza aver prima calibrato l’impatto di un eventuale condono, costringendo ora gli uffici a una complessa manovra di correzione in corsa tramite variazioni di bilancio. Il rischio reale è quello di aver programmato spese basandosi su sanzioni e interessi che, in caso di adesione alla sanatoria, svanirebbero nel nulla, creando un potenziale squilibrio che la Corte dei Conti non tarderebbe a sanzionare. Inoltre resta l’ombra dell’azzardo morale: premiare chi non ha pagato in tempo potrebbe suonare come uno schiaffo ai contribuenti virtuosi, proprio in un momento in cui la Commissione dovrebbe ristabilire una cultura della legalità ferrea. I commissari si trovano dunque davanti a un bivio dove la calcolatrice deve pesare non solo i soldi certi che entrerebbero subito, ma anche la credibilità dell’istituzione e la tenuta a lungo termine di un bilancio approvato forse con troppo anticipo rispetto alle variabili imposte dal legislatore nazionale.