
Ismaele La Vardera ha messo in scena un emendamento fake che, come numero da showman, meriterebbe forse un premio Oscar. Ma come atto parlamentare è stato semplicemente inaccettabile. Non si è trattato di satira, né di provocazione politica alta, è stata una rappresentazione che ha finito per dileggiare l’istituzione parlamentare più antica del mondo, l’Assemblea Regionale Siciliana. Un numero da varietà da iena, insomma, costruito per strappare un titolo e un applauso social, che nulla ha a che vedere con il ruolo di un parlamentare, che ricopre in quella sede.
Il punto centrale, però, non è solo il gesto di La Vardera. In Parlamento si può anche sbagliare, provocare, forzare il linguaggio politico, ma esistono anticorpi istituzionali, segretario generale e funzionari, che dovrebbero impedire derive grottesche. E qui quegli anticorpi hanno clamorosamente fallito.
Le responsabilità non ricadono sui deputati che hanno approvato l’emendamento, spesso chiamati a votare su testi tecnici filtrati e certificati dagli uffici. La vera, gravissima colpa è dell’apparato amministrativo, degli uffici legislativi che hanno validato un testo palesemente farsesco, del Segretario Generale dell’ARS, ripetiamo, e dei suoi collaboratori, che hanno dimostrato un livello di incompetenza incompatibile con il ruolo che ricoprono.
Quando un emendamento fake arriva in Aula, viene discusso e votato, il problema non è lo spettacolo politico, né il ruolo dei deputati, ma il collasso della macchina istituzionale. È lì che si consuma l’ulteriore offesa all’Assemblea, non solo nella provocazione di un deputato, ma nell’incapacità di chi dovrebbe tutelare la serietà, il rigore e la dignità.
Se il Parlamento diventa un palcoscenico senza regole, la colpa non è solo di chi recita male, ma di chi ha tralasciato di vigilare. Gli uffici legislativi dell’ARS hanno fallito. Il Segretario generale e i suoi collaboratori hanno fallito. E hanno fallito in modo grave.