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Politica

DECRETO DI SCIOGLIMENTO DEL COMUNE DI PATERNO’, LA NOTA STAMPA DI GIANCARLO CIATTO

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NOTA STAMPA 

Egregio Direttore,

il quadro che emerge dalla lettura del Decreto di scioglimento del consiglio comunale di Paternò fa accapponare la pelle. Non che la cosa stupisca più di tanto ma leggere nero su bianco, come in un romanzo criminale, quel che da quasi dieci anni avveniva dentro il palazzo di città, ha un effetto devastante. Gli elementi emersi dagli esiti ispettivi, si legge nel decreto, hanno evidenziato l’alta permeabilità delle istituzioni locali da parte del crimine organizzato facilitata da una “legalità debole” che ha determinato un vero e proprio “condizionamento ambientale” che si è tradotto in “forme di deviazione dell’attività amministrativa tali da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’ente locale. Da tale condizionamento mafioso era permeata tutta l’attività amministrativa lungo l’arco temporale che va dal 2017 ad oggi, cioè entrambe le sindacature di Naso, in quello che viene definito un “continuum gestionale e amministrativo” caratterizzato da un modus operandi distorto che accomuna trasversalmente gli amministratori comunali del comune di Paternò a prescindere dalla loro appartenenza o meno alla maggioranza consiliare. Il malaffare, secondo quanto emerge dal decreto di scioglimento, riguarda diversi esponenti politici (tra assessori e consiglieri comunali), e riguarda tutti: chi era con il sindaco Naso e chi, almeno a parole, vi si opponeva. Abbiamo vissuto un decennio in cui nulla era in regola, in cui tutto era fortemente inquinato: dalla concessione delle licenze commerciali alla gestione degli appalti pubblici; dal modo di operare durante l’emergenza Covid alla festa di Santa Barbara. Il consiglio comunale non è stato in grado esercitare alcun controllo teso ad evitare la cattiva amministrazione e le infiltrazioni e, fino all’ultimo, si è preoccupato soltanto di accaparrarsi i gettoni di presenza (anche questo vi è scritto nella relazione), in barba alle diverse segnalazioni che provenivano dalla corte dei conti. Come stupirsi del declino in cui versa la città? Le condizioni drammatiche del tessuto sociale ed economico di Paternò sono figlie del malaffare diffuso e di una classe politica incapace e collusa. Tanti di noi in questi anni hanno denunciato molte delle cose emerse nella relazione prefettizia e posto l’accento sugli aspetti principali dell’ispezione: questione burocratica; questione finanziaria; assenza dei consiglieri comunali; legalità. Non tutti siamo uguali e non tutti siamo stati complici. Le risposte da parte del sindaco, dei suoi sodali, e di molta parte del ceto politico locale, sono sempre state arroganti e dilatorie. Il linguaggio stesso utilizzato dal primo cittadino lasciava presagire tutto il resto e, nonostante tutto, anziché rifugiarsi con rossore nel silenzio, continua con protervia ad imporre alla nostra comunità la sua presenza che distorce le cose e mistifica la realtà. Come è stato possibile, dunque, tutto questo? Come è stato possibile che l’inquinamento mafioso e l’illegalità arrivassero cosi in fondo, fino a toccare anche l’apparato burocratico della città? E’ molto probabile che la società nel suo complesso, in particolar modo i suoi ceti dirigenti e i suoi corpi intermedi, abbia abbassato il livello di guardia. Che fare, dunque? Bisogna con forza dire no a questo stato di cose e non rassegnarsi. E’ necessario che le donne e gli uomini di buona volontà si rimbocchino le maniche e inizino a costruire le condizioni per l’alternativa. Per farlo, però, ed è questo il monito che lanciamo con forza, bisogna essere nei fatti radicalmente diversi. Bisogna dare un taglio netto con un certo modo di intendere la cosa pubblica, con un certo modo di amministrare e di fare politica. Bisogna tracciare confini netti, saper scegliere i propri compagni di viaggio, usare parole di verità e costruire un progetto realmente innovativo.  E’ venuto il momento di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Il nostro tempo è oggi, altrimenti rischieremo di arrivare troppo tardi. La città ha bisogno – adesso – di una speranza e di un riscatto autenticamente popolare.

Giancarlo Ciatto.

Membro della segreteria provinciale del PD

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