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DISASTRO AL PARCO DELL’ETNA. MADIAMOLI A CASA!

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di Fabrizio Giannino –

Pur con la consapevolezza che scrivere ancora del Parco dell’Etna sia come sparare sulla Croce Rossa, non possiamo esimerci da raccontare cosa sta succedendo, perché ha risvolti di non poco conto sui territori etnei, sulle sue popolazioni – circa 250.000 abitanti, sull’intera economia di un territorio di oltre 59 ettari quadrati, composto da 20 comuni, una delle aree con biodiversità uniche, più bella dell’intera regione, se non addirittura dell’intera nazione, conosciuta a livello internazionale come l’emblema, per eccellenza, della Sicilia. Infatti non c’è Sicilia senza l’Etna ed il suo straordinario Parco.

Vi abbiamo raccontato, con i nostri recenti articoli, della dubbia gestione dell’Ente, che va verso molte direzioni e sta collezionando una serie di contenziosi, con utenti, fornitori e perfino con l’ex Commissario Straordinario, a cui si aggiunge un blocco, immotivato, dell’attività autorizzativa, di fatto favorito da una iniziativa del Direttore Reggente, che sta mettendo in ginocchio l’economia locale, in un momento in cui l’ETNA è pieno di turisti invernali.

Come già fatto cenno, in diversi articoli, il neo Direttore Reggente, in sella alla guida della gestione del parco dal 16 ottobre scorso, ha ritenuto che ogni pratica autorizzativa venga trattata, prima dell’emissione di ogni provvedimento finale, dal CTS, mentre il suo Presidente avv. Cariola, è di diverso avviso, restituendo al mittente le pratiche, scrivendo che le proprie competenze si limitano a dare indirizzi e non a istruire pratiche.

Il risultato è lo stallo, pressoché totale, e nefasto, dell’intera attività autorizzatoria, per la gioia di quei dipendenti del Parco noti per la loro propensione al non fare e non autorizzare, a discapito dell’economia locale e dello sviluppo del territorio.

Ieri, al riguardo, ha avuto luogo, all’Ente Parco, una seduta, rovente, del Consiglio de Parco, composto dai rappresentanti dei 20 comuni etnei e dalla Città Metropolitana. La seduta è stata convocata proprio per discutere della funzionalità del CTS – Comitato Tecnico Scientifico.

Seduta a cui mancava proprio il conviviale di pietra, il direttore reggente facente funzioni, che, sembrerebbe, essere propenso a snobbare gli organi istituzionali, i relativi lavori, a quali invece sarebbe onerato a sottostare.

Durante la seduta del Consiglio del Parco è emerso un forte dissenso nei confronti delle scelte gestionali recenti del nuovo Direttore Reggente. Qualche Sindaco ne ha chiesto la rimozione. Qualche altro ha proposto di inviare tutti i carteggi alla Procura della Corte dei Conti se non anche alla Procura della Repubblica, sebbene poi sia prevalsa la linea d’attendismo, confidando in un autorevole intervento dell’Assessorato regionale del Territorio ed Ambiente, ancora silente, che possa chiarire l’intera vicenda e che possa ricondurre la discutibile gestione attuata dal Direttore in essere, ad una migliore gestione trasparente e efficiente.

Alla seduta hanno preso parte un nutrito gruppo di operatori locali, evidentemente sul piede di guerra, che insieme ad alcuni sindaci, si sono detti pronti ad occupare permanentemente il Parco dell’Etna, se entro 7 gg. non verrà normalizzata l’operatività.

Approfondiamo il tema cin punta di diritto: Il CTS dell’Ente Parco dell’Etna, nominato con Decreto Assessoriale n. 272 dell’agosto 2024, è stato istituito dal combinato disposto della L.R. 6 maggio 1981, n. 98 e 9 agosto 1988, n. 14, che recita “Il comitato tecnico-scientifico esprime parere, su richiesta degli organi del parco e del direttore, su ogni questione riguardante i valori ambientali e lo sviluppo delle risorse ambientali del parco”Quindi, leggendo la norma appare evidente che il CTS dell’Etna Parco non è chiamato ad istruire pratiche ma ad esprimere pareri su temi di carattere generale, da impiegare ai fini della istruttoria delle pratiche, di competenza degli uffici e quindi del Direttore, che ne ha la responsabilità.

Vi è di più perché proprio qualche giorno fa, con nota del 13 febbraio scorso, la Sovrintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Catania, si è vista costretta, a propria volta, a scrivere all’Assessore regionale del territorio ed Ambiente, al Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, al Direttore del Parco, all’Ispettorato ripartimentale delle Foreste di Catania ed al Comitato Tecnico Scientifico dell’Ente Parco.

Con la nota si è inteso ribadire che il CTS dell’Ente fissa indirizzi di carattere generale mentre è demandata agli uffici amministrativi del Parco, e quindi al Direttore Reggente, la applicazione sulle singole pratiche degli indirizzi, richiamando altresì alcune sentenze che ribadiscono che l’attività autorizzativa dell’Ente sostituisce ogni altro nulla osta relativo alla tutela paesaggistica, scosì smentendo il Direttore Reggente, coinvolgendo quindi, a pieno titolo, della questione l’Assessore regionale del Territorio ed Ambiente, che questo direttore reggente lo ha nominato. Una responsabilità in vigilando. Così si esprime l’Assessorato Beni Culturali della regione Siciliana   quindi conferma la tesi dellAvv. Cariola, Presidente del CTS.

 

Tra l’altro qualche giorno prima anche il Presidente dell’Ente, Avv.to Giammusso, si è visto costretto a scrivere all’Assessore per chiedere un tavolo tecnico, presso l’assessorato, per dirimere l’annosa vicenda dello stallo dell’attività autorizzatoria, evidenziando che già passato lattività istruttoria andava a rilento, ma che adesso si segnala un arresto pressoché totale. Lesivo del buon andamento dell’amministrazione. E che quindi i sindaci in rivolta e gli operatori locali pronti ad occupare, sembrerebbero avere ragione nel protestare.

Francamente non si comprende come sia possibile affidare la gestione di un ente di siffatta portata a simili soggetti che sembrano più propense alla deresponsabilizzazione ed all’immobilismo, anziché curare l’interesse pubblico, come “la protezione, conservazione e difesa del paesaggio e dell’ambiente naturale” e dall’altra “il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni residenti, promuovendo lo sviluppo delle attività produttive e lavorative tradizionali”ed “l’uso sociale e pubblico dei beni ambientali, favorendo le attività culturali e ricreative, nonché quelle turistiche e sportive compatibili con le esigenze prioritarie di tutela.

Il Direttore Reggente, è titolare della responsabilità della conservazione del Parco, esercita la vigilanza sulle attività che si svolgono all’interno dello stesso, è il datore di lavoro a cui sono attribuiti poteri decisionali e di spesa, la cura e l’attuazione dei piani, programmi e direttive generali, definiti dal Presidente del Parco e dagli organi deliberativi collegiali. A noi però sembrerebbe avere deciso di non decidere, del non fare e di porsi in palese contrasto con gli organi cui dovrebbe sottostare.

Leggendo una delle tante direttive del passato prossimo, non modificate e quindi sostanzialmente attuali, al centro dell’azione amministrativa dell’Ente Parco è stata posta l’esigenza che l’attività di tutta l’organizzazione interna, proiettata verso risultati di “valore”, rispondendo, così con tempestività e concretezza, ai problemi, alle esigenze e agli interessi delle Comunità locali e del territorio in generale, ai fini di un impatto migliorativo del benessere dei cittadini, delle imprese e degli stakeholders, in un’ottica di progressivo miglioramento della pianificazione adottata negli anni precedenti”. Invece al Parco dellEtna tutto è peggiorato.

Ci chiediamo a questo punto quali risultati di valore possono essere conseguiti con l’immobilismo, la deresponsabilizzazione, il mancato rispetto delle direttive, il disconoscimento dei ruoli istituzionali, normativamente e statutariamente riconosciuti, sia del Presidente, del Consiglio Direttivo e del Comitato del Parco.

Non resta che sollecitare, anche noi, un autorevole intervento dell’Assessore regionale al Territorio ed Ambiente e del Dirigente Generale del Dipartimento regionale Ambiente, per ripristinare la funzionalità di una istituzione oggi affidata ad una illogica perseveranza all’immobilismo, in difformità ad obblighi e doveri, ed alle previsioni statutarie, che sta solo danneggiando i territori etnei e le sue popolazioni, generando il peggioramento delle condizioni di vita delle comunità locali. Tutto opposto allo spirito con cui il Parco dell’Etna è stato istituito e dei suoi obiettivi primari, oggi denegati e oltraggiati.

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