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Emergenza uragano in Sicilia, Galvagno rompe il silenzio: “Solidarietà insufficiente dal resto d’Italia. Serve un numero verde per la raccolta fondi”. IL VIDEO

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Dopo l’uragano che ha devastato vaste aree della Sicilia, lasciando dietro di sé danni ingenti, famiglie sfollate e infrastrutture in ginocchio, arriva l’intervento del presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, che accende i riflettori su un tema tanto scomodo quanto reale: la solitudine della Sicilia nelle grandi emergenze nazionali. Mentre interi territori contano danni milionari, famiglie sfollate e comuni allo stremo, imprese spazzate via, la solidarietà nazionale latita. Niente grandi campagne, niente mobilitazioni collettive, nessun meccanismo immediato di raccolta fondi. Un silenzio che pesa come un macigno.

«Di fronte a una tragedia di queste dimensioni – afferma Galvagno – colpisce il livello insufficiente di solidarietà manifestata dal resto del Paese. La Sicilia non può essere lasciata sola quando subisce eventi climatici estremi che ormai non sono più eccezioni, ma una drammatica normalità. Serve uno strumento semplice, trasparente e accessibile – sottolinea – che consenta ai cittadini di tutte le regioni di contribuire attivamente alla ricostruzione e al sostegno delle comunità colpite. La solidarietà non può essere selettiva né a corrente alternata. La Sicilia è parte integrante dell’Italia – conclude Galvagno – e quando viene colpita da un disastro naturale, la risposta deve essere collettiva, immediata e visibile, così come corre quando questo avviene per altre regioni. Non bastano le dichiarazioni di circostanza, servono atti immediati e concreti».

Un richiamo diretto, che non si limita alla denuncia ma avanza una proposta concreta l’istituzione immediata di un numero verde nazionale per la raccolta fondi, sul modello di quanto avviene regolarmente per altre calamità che colpiscono diverse regioni italiane. Il numero verde proposto da Galvagno non è un dettaglio tecnico, è un test di civiltà solidale. La domanda ora è una sola, lo Stato intende raccoglierlo o continuerà a voltarsi dall’altra parte?

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