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FERMI TUTTI, QUESTA È EVERSIONE. GRATTERI MINACCIA LA STAMPA

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Questa si che è eversione. Le critiche dal sapore di minaccia rivolte dal procuratore Nicola Gratteri al quotidiano Il Foglio sollevano interrogativi seri sul rapporto tra potere giudiziario e libertà di stampa. Quando un magistrato reagisce agli articoli di un giornale con toni minacciosi o con la prospettiva di azioni intimidatorie future, il problema non è solo personale, diventa istituzionale.
In uno Stato di diritto nessun rappresentante delle istituzioni può comportarsi come se fosse al di sopra delle regole del confronto pubblico, se non al di sopra della legge. La critica giornalistica, anche aspra, fa parte del normale funzionamento di una democrazia liberale. Cercare di delegittimare o intimidire una testata perché esprime opinioni sgradite rischia di configurare una pressione impropria sul lavoro dei giornalisti.
La Costituzione della Repubblica Italiana, con l’articolo 21, tutela in modo esplicito la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a essere informati. Adesso è chiaro chi è che calpesta la carta costituzionale. Proprio chi esercita funzioni pubbliche, e a maggior ragione un magistrato, dovrebbe essere il primo a difendere questo principio, non a metterlo in discussione. Quando la critica viene trattata come un affronto da zittire, si trasmette l’idea pericolosa di una magistratura che pretende immunità da ogni controllo una arrogante, illegittima pretesa incompatibile con lo spirito della Costituzione. Ecco perché bisogna riflettere attentamente e poi andare a votare SI, per la libertà.

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