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FRANCESCO CIANCITTO A RADIO PATERNÒ: “Potevano fare cadere Naso. Non l’hanno fatto”.

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C’è una domanda che a Paternò pesa più di tutte, più dello scioglimento, più delle dichiarazioni di rito, più delle prese di distanza arrivate sempre dopo. Perché la mozione di sfiducia al sindaco Nino Naso non è mai stata presentata? Questo il fatto che Francesco Ciancitto ha rimarcato nell’intervista con coraggio e chiarezza. In sintesi Ciancitto afferma che…«Sulla vicenda della mancata mozione di sfiducia bisogna essere chiari. I numeri per presentarla c’erano. Il problema è che non tutti hanno voluto fare fino in fondo la propria parte. Alcuni consiglieri, anche all’interno di Fratelli d’Italia, non hanno firmato. Questo ha impedito di portare avanti un’iniziativa che avrebbe potuto determinare la caduta dell’amministrazione. Io credo che quando si arriva a questi livelli, bisogna avere il coraggio di assumersi delle responsabilità politiche. Non si può dire oggi di essere stati alternativi, se poi nei momenti decisivi non si è agito. Il rischio è che si sia scelto di mantenere delle posizioni, degli equilibri, anche personali. E questo è un errore politico grave, perché ha contribuito a non interrompere per tempo una situazione che poi è degenerata». Che ha portato, in seguito, il marchio di scioglimento per mafia.

Non è stata una questione tecnica. È una questione politica. Ed è la questione delle questioni. Perché se, come ormai è emerso anche nel dibattito pubblico e nelle dichiarazioni di Francesco Ciancitto, i numeri c’erano, allora non ci sono alibi, quella sfiducia si poteva fare. E se si poteva fare, qualcuno ha scelto di non farla. Qui finisce la narrazione dell’opposizione “coerente” e inizia la realtà dei fatti. La politica non si misura dalle parole, ma dagli atti. E l’atto più forte che un’opposizione ha, sfiduciare un sindaco, non è stato utilizzato. Non per mancanza di numeri. Ma per mancanza di volontà. Tre consiglieri, di FdI, che non firmano una mozione di sfiducia non sono un dettaglio. Sono un fatto politico enorme. Significa che dentro quella opposizione c’era una crepa. O peggio, una convenienza personale e Francesco Ciancitto ha fatto bene a rimarcarlo.

Ma il punto più grave non è nemmeno questo. Il punto è che, di fronte a quella scelta, non è accaduto nulla. Nessuna conseguenza politica. Nessuna assunzione di responsabilità. Nessuna chiarezza verso i cittadini.

Questo ha poi portato alla fuoriuscita da Fratelli d’Italia, in contestazione a quella finta opposizione, così come ha fatto intendere Ciancitto,  di due consiglieri comunali (Benfatto e Terranova), di una dimissione dal consiglio comunale (Piana), delle dimissioni di  Tomasello dal coordinamento comunale,  e proprio oggi, mentre scriviamo, delle dimissioni di Castelli da componente della direzione provinciale.

E allora la domanda cambia, e diventa ancora più scomoda,  è stata davvero un’occasione mancata… o una scelta precisa? Perché quando la politica non agisce pur avendone la possibilità, non è neutrale. Sta scegliendo. E quella scelta ha avuto un effetto, mantenere in piedi un sistema che ha portato in seguito allo scioglimento per mafia, e che oggi tutti, a parole, dicono di aver contrastato. Lo scioglimento per mafia non arriva mai all’improvviso. È l’epilogo di una lunga sequenza di omissioni, silenzi, sottovalutazioni.

E in questa sequenza non c’è solo chi ha governato. C’è anche chi avrebbe potuto fermare tutto prima e non lo ha fatto. Per questo oggi non basta prendere le distanze. Serve spiegare e bene come ha fatto Ciancitto, fare “il mea culpa” a nome di Fratelli d’Italia, di fronte la città, anche per quelli che hanno voltato le spalle alla deputazione del partito, perché nessuno ha pagato politicamente, fin oggi, quella scelta dissennata.

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