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LA SICILIA CHE NON CAMBIA: IL SISTEMA DELLE COMPLICITÀ NELLA SANITÀ

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Sanità, politica e relazioni pericolose: non è il ritorno del passato, è un presente che continua a produrre privilegi, carriere e ingiustizie.

Non è un destino scritto nelle stelle. Non è nemmeno una maledizione della storia. È molto peggio, è un sistema. Un modo di essere della politica siciliana che in questi ultimi anni ha costruito carriere, distribuito potere e, nello stesso tempo, distrutto la vita di chi aveva il torto, spesso l’unico torto, di essere semplicemente una persona normale.

La verità è che in Sicilia troppo spesso la politica vive dentro una bolla, dentro una menzogna permanente. Non solo quella raccontata ai cittadini, ma quella che ciascuno finisce per raccontare a se stesso.Bugie necessarie per continuare a credere, o fingere, di non avere colpe, di essere sempre vittime delle circostanze, di non avere responsabilità. Salvo, per non generalizzare, alcune eccezioni poi stroncate o cercato di stroncare, rimosse, con la complicità dei poteri forti trasversali, con inciuci precisi di chi istituzionalmente dovrebbe controllare.

C’è un limite oltre il quale le parole non bastano più. Perché al di là delle inchieste e delle sentenze che verranno, resta il fatto politico e morale che dovrebbe indignare chiunque abbia a cuore la dignità delle istituzioni, delle persone, dei siciliani. Il focus è che chi governa la sanità pubblica intratteneva rapporti di confidenza con un uomo condannato a nove anni per associazione mafiosa, al punto da occuparsi delle sue “esigenze economiche e prospettive imprenditoriali”. Questo quello che sostiene l’accusa.

È non è solamente un dettaglio giudiziario. È uno scandalo politico. Come ha scritto qualcuno a proposito della vicenda Cuffaro, non è il passato che ritorna, è il presente che non se n’è mai andato da anni. Un presente brutto, pesante, immobile, che continua a riproporre sempre lo stesso schema, potere, relazioni opache, protezioni innaturali.

E mentre questo accade, la sanità siciliana soffre la più drammatica carenza di medici degli ultimi decenni. Corsie scoperte, reparti allo stremo, cittadini che aspettano mesi per una visita. Eppure nello stesso sistema continuano a trovare spazio i privilegi dei “figli di” imboscati negli assessorati mentre negli ospedali mancano i camici bianchi. Una parentopoli palese, della quale nessuno si scandalizza, nessuno indaga, e non solo nella sanità.

Un gesto minimo di decenza politica sarebbe possibile, rimandare quei medici imboscati dove servono davvero, nei reparti, accanto ai pazienti. Non negli uffici della burocrazia regionale di un assessorato oramai, da qualche anno, screditato. Sarebbe un minimo segnale, piccolo, forse anche inutile, ma necessario, per dimostrare che qualcuno ha compreso la gravità del momento.

Di contro tutto apparirà per quello che molti temono, un ennesimo giro nel circo Barnum del potere siciliano. Con gli stessi protagonisti, le stesse dinamiche e lo stesso cinismo e chi non è nel cerchio magico viene fatto fuori. In attesa che qualcuno, prima o poi, pronunci la frase che da decenni accompagna ogni scandalo isolano: “Aspettiamo”.

“Il sonno … il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali”. (Giuseppe Tomasi di Lampedusa).

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