Sono i giovani a prendersi la scena. Ed è giusto dirlo senza giri di parole: oggi rappresentano l’unica speranza credibile per una città che da troppo tempo vive di promesse mancate, quartieri dimenticati e amministrazioni incapaci di trasformare i problemi in opportunità.
Il primo video de “La Paternò che vorrei”, dell’associazione Paternò Che, non è uno spot elettorale, e soprattutto non è l’ennesimo esercizio di retorica. È una presa di posizione. È la scelta di andare nei quartieri, di camminare tra le strade che raccontano meglio di qualunque slogan lo stato reale della città, è un esercizio di ascolto. Si parte da Fonte Maimonide – Acqua Grassa, un nome che a Paternò evoca subito una ferita aperta, degrado, incuria, abbandono istituzionale.
Eppure il messaggio è chiaro e, proprio per questo, scomodo, quel quartiere non è un problema da rimuovere, ma una risorsa da liberare. Sport, turismo, cultura. Non parole vuote, ma possibilità concrete se solo si avesse il coraggio e la competenza di amministrare davvero. Qui sta il punto politico centrale del video, non servono bacchette magiche, servono amministratori capaci di leggere i bisogni in maniera moderna, intercettare i fondi e soprattutto spenderli bene.
È una critica diretta, anche se mai urlata, a un modello di governo cittadino che per anni ha preferito l’annuncio alla progettazione, la foto alla visione, il consenso immediato alla programmazione. I giovani che parlano in questo format ribaltano la logica, prima l’ascolto, poi le idee, infine le soluzioni. Senza scorciatoie.
“La Paternò che vorrei” mette in crisi una politica che si è abituata a parlare dei quartieri senza mai starci dentro davvero. Qui invece si parte dal basso, dalla presenza fisica, dal racconto di ciò che non funziona ma anche di ciò che potrebbe funzionare, se solo qualcuno avesse il coraggio di cambiare metodo.
Questo è il futuro. Non perché siano giovani in quanto tali, ma perché propongono un modo diverso di guardare la città, non come un insieme di problemi cronici da gestire, ma come un territorio da far crescere. E se oggi questa voce arriva dai giovani, è anche perché chi avrebbe dovuto farlo prima ha fallito.
Ora la politica tradizionale ha una scelta davanti a sé, ascoltare, oppure continuare come sempre ha fatto negli ultimi decenni. Ma una cosa è certa, quando i giovani iniziano a prendersi la scena con idee, presenza e visione, non sono più una comparsa. Sono già una domanda di futuro. E Paternò, questa volta, non può permettersi di ignorarla.