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REFERENDUM, ENZO TORTORA VS. GRATTERI: TESTIMONIANZA REALE

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Le dichiarazioni scomposte di Nicola Gratteri, per cui chi vota NO è persona perbene e chi vota SI è un malfattore, riaprono un nodo antico, il rischio che la funzione requirente, quando assume toni perentori e mediatici, finisca per sovrapporsi al giudizio e lo condiziona, anticipandolo nell’opinione pubblica. È qui che torna potente l’appello finale di Enzo Tortora che rivolgeva ai magistrati, al termine del suo processo: “Io sono innocente e spero lo siate anche voi”. La rivendicazione della propria innocenza come difesa non solo personale, ma del principio di presunzione d’innocenza. La lezione è semplice e severa lo Stato deve perseguire i reati con fermezza, ma senza mai dimenticare che l’errore giudiziario non è un incidente marginale, è una ferita alla credibilità della giustizia. Quando il protagonismo, l’arroganza, sostituisce la prudenza, la storia, e il caso Tortora ne è testimonianza, ricordano quanto alto possa essere il prezzo. E qui ritorna Gratteri, che arresta tutti, ma poi questi tutti vengono assolti. Ma Gratteri è solo la punta dell’iceberg. Quanti ce ne sono di PM in giro per l’Italia che condizionano i provvedimenti dei giudici, GIP in primis?

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