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Paternò, la commissione straordinaria nomina Giovanni Parisi alla guida dell’AMA, una scelta che solleva più di un interrogativo

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La commissione straordinaria che amministra il Comune di Paternò ha nominato l’ing. Giovanni Parisi presidente dell’AMA, la municipalizzata che gestisce un settore strategico per la città. Una decisione che, pur formalmente legittima, apre un dibattito che va ben oltre l’atto amministrativo in sé e investe il terreno, ben più delicato, dell’opportunità istituzionale e politica.

Giovanni Parisi è un ingegnere e manager nel settore delle grandi opere infrastrutturali, con incarichi di project management e responsabilità tecniche in Webuild S.p.A., uno dei principali colossi italiani e internazionali delle infrastrutture pubbliche. Un profilo di alto livello sul piano professionale, maturato in contesti complessi e di rilevanza nazionale, tra grandi cantieri e opere strategiche. Sarà anche qui portatore di interessi? Il tempo ce lo dirà.

Il punto adesso è il seguente: qui non è in discussione il curriculum, né la competenza tecnica del nominato. Il nodo è un altro. La scelta della commissione straordinaria arriva in un contesto che, per definizione, dovrebbe essere improntato a neutralità, discontinuità e distanza dalle dinamiche politiche locali. Il commissariamento non è un passaggio ordinario, rappresenta una sospensione della politica elettiva e un affidamento temporaneo dello Stato a soggetti chiamati a garantire equilibrio, sobrietà e terzietà.

A questo proposito, e per sottolineare l’indubbia partigianeria politica del soggetto pubblichiamo un post dello stesso Parisi, diffuso sui social l’8 settembre 2025, subito dopo l’insediamento della commissione straordinaria, rivolto all’ex candidata a sindaco della città Maria Grazia Pannitteri del PD. Tutto torna, anche il ligrestismo, contro PD, ma anche anti-tutti, tipico, zia Graziella docet.

In questo quadro, la presidenza dell’AMA non può essere considerata un incarico meramente tecnico, non lo è. Storicamente, a Paternò come altrove, si tratta di un ruolo ad alta connotazione politica, capace di incidere sugli indirizzi strategici, sui rapporti istituzionali e sulla visibilità pubblica di chi lo ricopre. Una posizione che spesso si è rivelata uno snodo di consenso e un osservatorio privilegiato sulla vita amministrativa cittadina.

A rendere la nomina ancora più problematica è il legame familiare con l’ex sindaco, elemento noto e già oggetto di una triste attenzione. Anche in questo caso, non si tratta di un giudizio personale né di una messa in discussione delle capacità professionali di Parisi, ma di una valutazione simbolica e politica. In una fase che dovrebbe segnare una frattura netta con il passato, la scelta rischia di apparire come un ritorno, almeno sul piano simbolico, a dinamiche già viste.

Definire, quindi, “tecnico” un incarico che per sua natura produce visibilità, relazioni e capitale politico non basta a renderlo tale. Il rischio è quello di una politicizzazione partigiana indiretta, meno esplicita ma non per questo meno incisiva. In contesti territoriali medio-piccoli, ruoli come questo finiscono spesso per diventare strumenti di costruzione del consenso, anche in assenza di candidature ufficiali.

La presidenza di una municipalizzata, specie in una fase di transizione, può trasformarsi facilmente in una campagna elettorale permanente, fatta di presenza pubblica, relazioni e centralità decisionale.

Nomine percepite come politicamente orientate rischiano invece di alimentare sfiducia nella terzietà delle scelte e cinismo, rafforzando l’idea che, al di là dei nomi, le logiche si avvertono come un ritorno al futuro?

Quella che si pone, dunque, non è una questione personale, né di profilo tecnico. È una questione eminentemente politica. La domanda è soltanto se tutto ciò sia coerente con il ruolo e la funzione di una commissione chiamata a garantire neutralità tra le forze politiche in campo.

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