Connect with us

In primo piano

SIMETO LA GRANDE FARSA. IL PODCAST CHE FA DISCUTERE.

Pubblicato

il

Abbiamo notato un interessante podcast apparso sui social. Il primo episodio è dedicato alla Valle del Simeto e a chi la vive ogni giorno. Ai piedi dell’Etna, dieci Comuni della Valle del Simeto scelgono di trasformare una protesta ambientale in un progetto collettivo di futuro. Attraverso le voci di Carmelo  Caruso e Medea Ferrigno, hanno raccontato l’esperienza del Presidio Partecipativo. Una storia di cittadinanza attiva, fiducia e politiche costruite dal basso per contrastare spopolamento e fragilità ambientale. Un racconto che mette al centro il territorio, la cura dei beni comuni e la partecipazione dal basso. Un modello di cittadinanza attiva che unisce comunità, ambiente e sviluppo sostenibile. La Valle del Simeto diventa così esempio concreto di impegno civile e visione condivisa. Questo è il loro racconto. 

Il Corriere della Sera, però, qualche settimana fa ha raccontato un’altra storia, che si perde nel tempo, sulla Valle del Simeto richiamando altre figure e impegni storici di studiosi e attivisti, come Pippo Virgillito, Nino Tomasello, Mimmo Chisari e Chiara Longo, che nel tempo hanno promosso la valorizzazione culturale e ambientale del territorio e idee come il Patto per il fiume Simeto. L’articolo pone l’accento su queste traiettorie collettive e sulla ricchezza naturale e antropologica della valle, non evidenziando il ruolo contemporaneo del Presidio Partecipativo come protagonista di questa stagione di impegno territoriale. Nello stesso articolo, il Corriere della Sera amplia il racconto della Valle del Simeto citando altre associazioni e studiosi attivi sul territorio. Viene richiamato il ruolo di Archeoclub nella tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale. Sono citati  Francesco Finocchiaro e Angelo Perri, impegnati nella lettura storica, ambientale e paesaggistica della valle. Il focus è su un lavoro stratificato, portato avanti negli anni da mondi accademici e associazionistiche dei quali nessun cenno si fa nel podcast dal sapore del racconto odierno autoreferenziale.

Scrive ancora il Corriere della Sera:

Va béh, anche i “ladri di idee”, in un percorso già tracciato da altri, con quello che ci aspetta oggi possono essere utili, ma al confronto, al quale si sono sempre sottratti, non hanno unito, limitandosi ai monologhi autoreferenziali, come nel podcast pubblicato.

In conclusione: pur richiamandosi all’interesse collettivo, la galassia Presidio produce incarichi di progettazione e opportunità professionali remunerate, non solo coltivare bellezza (?). Il confine tra impatto sociale e attività d’impresa appare così sfumato da confondere anche chi è attrezzato. La retorica della sostenibilità rischia di coprire obiettivi economici concreti? Più che presidio civico, sommandolo a NESTI impresa sociale, sembra agire come player progettuale – commerciale dentro un mercato. E questo apre una domanda politica e culturale, chi guida davvero questa stagione e a beneficio di chi? Sarà una nuova iniziativa politica-partitica locale volta anche al “continuum”?

Di questo e dell’assegnazione “particolare” della sede dell’ex Macello, concesso da quell’amministrazione sciolta per mafia, dove il comune di Paternò paga ancora oggi tutte le utenze, con documenti alla mano, ci interesseremo dopo.

Sondaggi