
Paternò entra in una fase delicata della sua storia amministrativa. Il commissariamento non può e non deve essere una semplice gestione dell’ordinario, esistono nodi irrisolti, storture sedimentate negli anni e responsabilità precise che attendono risposte. Questioni che hanno prodotto danni economici, ambientali, urbanistici e sociali e che i commissari hanno il dovere di affrontare, incidere e – dove necessario – cancellare. Come quello dei lavori pubblici mai consegnati fermi da anni e che creano contenziosi. Il mistero dei Contratti di quartiere, ormai di fatto persi, con l’aggravante della restituzione dei finanziamenti già percepiti alla Regione.
Il caso delle Salinelle rappresenta uno dei punti più gravi. Un’area di enorme valore ambientale e archeologico, progressivamente compromessa, senza una reale tutela efficace. Il Comune di Paternò non può chiamarsi fuori, gli strafalcioni amministrativi, unite a una gestione quantomeno discutibile da parte della Soprintendenza, hanno prodotto uno scempio sotto gli occhi di tutti. Qui serve un’azione netta, chiarire responsabilità, bloccare ulteriori danni, avviare un serio percorso di recupero e tutela. Ogni ulteriore inerzia sarebbe una colpa.
Altro nervo scoperto è l’annosa questione della stazione San Marco. Anni di incarichi tecnici, progettazioni reiterate, parcelle pagate o da pagare, senza che vi sia mai stato un finanziamento realmente acquisito. Il risultato è chiaro: debiti fuori bilancio che gravano sulle casse comunali per interventi su un immobile che non è nemmeno di proprietà del Comune, ma di Ferrovie dello Stato. Una distorsione amministrativa grave, che i commissari devono vivisezionare fino in fondo, chi ha autorizzato, su quali basi, con quali coperture? E soprattutto, basta con progetti-fantasma che producono solo costi e non producono nulla.
L’assegnazione dell’ex macello comunale a un’associazione, senza alcuna procedura pubblica, è un altro caso emblematico. Una scelta che ha penalizzato altre realtà associative, escluse senza trasparenza né confronto. Qui il problema non è solo giuridico, ma politico-amministrativo: il principio di equità e pari opportunità è stato calpestato. I commissari hanno il compito di ripristinare legalità e regole chiare, rivedendo atti e procedure.
Paternò senza strumenti di governo del territorio
Ancora più grave è l’assenza cronica degli strumenti fondamentali di pianificazione:
- PUG (Piano Urbanistico Generale) mai rifatto;
- Piano di Protezione Civile assente o scaduto, in un territorio fragile;
- Piano del Traffico, mai affrontato seriamente;
- Piano Commerciale, indispensabile per governare sviluppo e concorrenza;
- Censimento e controllo dell’occupazione del suolo pubblico, oggi affidati a prassi opache e tolleranze selettive.
Senza questi strumenti, Paternò è una città che è stata amministrata a vista, senza visione né regole certe, dove le disuguaglianze crescono e il caos diventa normalità.
Il commissariamento come occasione, non come alibi
I commissari non possono limitarsi solo agli atti urgenti che gli uffici gli propongono per assediarli così non guardino altro. Devono entrare nel merito, scardinare prassi consolidate, ristabilire visione e programmazione. Questo è il momento per fare ciò che la politica locale finora ha rinviato per anni, bisogna mettere ordine, dire no, e assumersi la responsabilità di scelte anche impopolari ma necessarie.
Paternò non ha più bisogno di galleggiamenti. Ha bisogno di verità, coraggio e discontinuità. Il tempo delle toppe è finito. Adesso o mai più, per preparare una nuova stagione che accompagni la città nel futuro.