Arrivano le prime condanne nell’ambito dell’inchiesta Athena, il procedimento giudiziario che ha fatto emergere un sistema di rapporti tra politica e criminalità organizzata a Paternò.
Il Tribunale ha pronunciato sentenza nei confronti degli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, riconoscendo la sussistenza del reato di voto di scambio politico-mafioso.
Si tratta del primo approdo giudiziario di un’inchiesta che ha ricostruito un accordo elettorale strutturato, fondato sul sostegno del clan in cambio di utilità concrete e verificabili, non riconducibili a meri favori episodici.
- Le promesse: assunzioni e potere amministrativo
Secondo quanto emerge dagli atti e viene richiamato dal giudice nella sentenza, la contropartita del sostegno elettorale non si esauriva in generiche promesse.
Tra gli elementi centrali della ricostruzione figurano le assunzioni presso la Dusty, società che gestisce il servizio di igiene ambientale, per soggetti segnalati dal clan.
Il giudice sottolinea come la semplice assunzione di “due o tre persone” non potesse giustificare l’impegno profuso dagli esponenti della consorteria criminale nella campagna elettorale, chiarendo che lo scambio doveva garantire risultati ben più incisivi e duraturi.
- Il nodo politico: la nomina dell’assessore
È in questo contesto che assume particolare rilievo un altro elemento richiamato nella sentenza, la nomina di Comis ad assessore comunale.
Comis non era imputato nel procedimento definito con rito abbreviato e sarà giudicato in un processo distinto, che inizierà il prossimo 31 marzo. Tuttavia, il giudice lo menziona nel commento finale del provvedimento per inquadrare il contesto complessivo dello scambio.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, quella nomina non viene letta come una scelta fondata su competenze tecniche o politiche, ma come una designazione funzionale agli equilibri dell’accordo elettorale, finalizzata a garantire un referente diretto della consorteria criminale all’interno della giunta guidata dal sindaco Naso.
Un passaggio che rafforza l’idea di uno scambio non limitato a benefici individuali, ma esteso alla gestione del potere amministrativo.
- Naso e Comis: procedimento distinto, ma quadro chiaro
Naso e Comis non erano imputati nel rito abbreviato concluso con le prime condanne. Entrambi andranno a processo il 31 marzo, in un procedimento autonomo nel quale verranno valutate le singole responsabilità.
Tuttavia, il richiamo operato dal giudice nella sentenza rappresenta un segnale preciso: la vicenda giudiziaria viene letta come un sistema unitario, in cui il sostegno elettorale del clan trova contropartita sia nelle assunzioni promesse, sia nell’accesso diretto alle leve dell’amministrazione comunale.
Le condanne pronunciate segnano un primo punto fermo giudiziario, ma non chiudono l’inchiesta Athena.
Il processo che si aprirà a fine marzo rappresenterà un passaggio decisivo per verificare la tenuta dell’impianto accusatorio anche nei confronti di chi, secondo la Procura, avrebbe incarnato il terminale politico dello scambio.
Nel frattempo, un dato emerge con forza dalle carte: lo scambio non era simbolico, ma strutturato, e mirava a tradurre il consenso mafioso in potere, assunzioni e controllo amministrativo, così si legge nelle motivazioni della sentenza
Ancora una volta, sono le carte a parlare.
