
Le dichiarazioni di Orazio Terranova, già presidente dell’AMA SpA Paternò, suonano come un classico esercizio di scaricabarile mascherato da analisi tecnica. Il punto non è se l’attuale amministratore unico abbia partecipato a un “bando pubblico” o a una mera manifestazione di interesse. Il punto è chi governava l’azienda quando i bilanci non erano in ordine, quando il sito risultava disattivato in nome della trasparenza amministrativa, quando la macchina amministrativa arrancava e quando la complessità gestionale, oggetto della relazione prefettizia che ha portato poi allo scioglimento del comune, non trovava adeguate risposte?
Qui si innesta perfettamente il principio latino “excusatio non petita, accusatio manifesta”, una difesa non richiesta finisce per rivelare la consapevolezza di criticità pregresse. Se davvero la situazione era così complessa, perché non è stata risolta quando Terranova aveva pieni poteri e responsabilità di indirizzo? La governance di una partecipata non si misura nelle premesse, ma nei risultati, continuità dei servizi, trasparenza delle procedure, funzionamento degli strumenti informativi, chiarezza delle scelte dirigenziali.
Attribuire oggi le difficoltà a chi è subentrato da poco equivale a eludere la domanda essenziale, quali atti concreti sono stati posti in essere prima per prevenire proprio quelle “complessità” che ora si denunciano? Dire che il direttore generale, ing. Francesco Freni, “non è riuscito ad attivarsi adeguatamente” durante il precedente mandato è un’ammissione implicita di un problema di controllo e vigilanza interna. E il controllo, per definizione, spetta a chi presiede e indirizza.
Anche il richiamo alla nomina della presidente del collegio sindacale, Grazia Platania unica riconfermata, come prova di normalità non convince, la presenza di professionalità qualificate è condizione necessaria, non sufficiente. Senza indirizzo strategico e accountability politica-amministrativa, i curricula restano cornici senza quadro.
In sostanza, la narrazione proposta tenta di spostare il baricentro delle responsabilità sul presente per attenuare il peso del passato. Ma in un’azienda pubblica che opera per una comunità come Paternò, la memoria amministrativa non si azzera con il cambio di vertice. Chi ha governato deve rispondere delle condizioni in cui lascia la struttura. E quando la difesa arriva prima ancora che l’accusa diretta sia formalizzata, il sospetto che qualcosa non abbia funzionato diventa più che legittimo, diventa politico e, soprattutto, pubblico.
