
A Paternò è il tempo della rottura, non del compromesso
Rinnovare o conservare? A Paternò questa non è più una domanda teorica. È una linea di confine netta. Da una parte chi vuole davvero voltare pagina, dall’altra chi tenta, con nuovi linguaggi e vecchie abitudini, di sopravvivere al cambiamento senza cambiare nulla, anzi.
Diciamolo senza ipocrisie, lo scioglimento per mafia non è stato un fulmine a ciel sereno né un errore isolato della politica. È stato l’esito di un sistema. Un sistema che ha retto per anni grazie a responsabilità diffuse, politiche, certo, ma anche sociali e culturali. Troppi silenzi, troppe convenienze, troppe ambiguità. E oggi il rischio più grande è l’operazione più vecchia del mondo, far finta di niente e ripresentarsi come se nulla fosse accaduto. No, non funziona così.
Chi pensa di poter tornare in campo con una mano di vernice fresca sopra vecchie pratiche ha già perso in partenza. Non è più tempo di restaurazione, è tempo di rottura. E la rottura non è uno slogan, significa azzerare metodi, relazioni opache, filiere di consenso costruite sul favore e non sul merito. Significa interrompere definitivamente quei circuiti che hanno prodotto il disastro.
Per questo il tema non è “salvare il salvabile”. La selezione non dovrà essere fatta sulle parole, ma sui comportamenti, sui ruoli ricoperti e sulle scelte compiute. Il punto sarà selezionare cosa merita di essere portato nel futuro e cosa va lasciato indietro senza rimpianti. E la selezione deve essere politica, netta, anche scomoda. Non si può tenere tutto insieme per paura di scontentare qualcuno.
Oggi a Paternò si muove un doppio livello. In superficie, il solito trasformismo, stessi protagonisti, nuovi simboli, nuove narrazioni. Sotto, invece, qualcosa di più interessante, energie nuove che cercano spazio, che rifiutano le vecchie logiche e che chiedono una politica diversa, più pulita, più leggibile. La partita si gioca qui.
Perché il vero rischio non è solo il ritorno del passato, ma l’assenza di una proposta alternativa credibile. Le segreterie politiche sono distratte, la città non è centrale nelle loro agende. E questo vuoto viene riempito da chi è più veloce a riorganizzarsi, non solo da chi ha le idee migliori.
Serve allora un atto politico chiaro, costruire un fronte nuovo, largo ma non indistinto. Trasversale, sì, ma con un perimetro preciso. Non tutto è compatibile con tutto. Non tutte le storie sono uguali. Non tutte le responsabilità possono essere diluite in un generico “abbiamo sbagliato tutti”. No! Qualcuno ha sbagliato più di altri. E qualcuno non ha sbagliato affatto. Fare chiarezza su questo non è giustizialismo, è il minimo per ricostruire credibilità.
Il percorso da avviare non è un semplice laboratorio di idee, ma un vero cantiere politico. Con obiettivi concreti, manutenzione della città, gestione trasparente delle risorse, rilancio economico, politiche sociali serie, visione urbana. Ma soprattutto con un metodo radicalmente diverso, ogni decisione tracciabile, ogni affidamento leggibile, ogni scelta spiegata ai cittadini, partecipazione reale.
La politica, in questa fase, deve scegliere, o si mette al servizio di questo processo, oppure ne diventa un ostacolo. Non può più permettersi di essere un recinto chiuso che decide tutto e poi comunica a valle. Deve aprirsi, oppure verrà scavalcata.
E poi c’è una questione generazionale che non può essere ignorata. Una nuova classe dirigente è pronta. Non perfetta, non ancora strutturata, ma libera da molti dei vizi del passato. Continuare a riproporre figure già bocciate, o peggio logiche già fallite, è un insulto all’intelligenza della città. Il tempo dei “ripescaggi” è finito.
Paternò ha bisogno di una discontinuità vera, non di una transizione morbida che conserva gli equilibri. Ha bisogno di scelte nette, anche divisive se necessario. Perché la neutralità, in questa fase, è solo un’altra forma di conservazione.
Rinnovare o conservare? La risposta, oggi, è una sola: rinnovare, senza alibi. E chi non è pronto a farlo, deve avere l’onestà politica di farsi da parte.
[SPAZIO AUTOGESTITO A PAGAMENTO COMMITTENTE MARIABARBARA BENFATTO]