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A Radio Paternò Giancarlo Ciatto. Parla della sindaca Ligresti e di Etnapolis

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Che la sindaca Ligresti ha bloccato l’insediamento di Etnapolis nel comune di Paternò non è certamente “una leggenda”, come dice genuinamente Ciatto, era troppo giovane per averla vissuta.

Pubblichiamo, quindi, qui di seguito una intervista, di dieci anni fa, proprio alla sindaca, dove lei stessa afferma: “Fui io a non volere Etnapolis”:



Un atteggiamento miope, la decisione di bloccare l’insediamento di Etnapolis a Paternò, non è stata una scelta lungimirante, ma un errore politico grave, i cui effetti negativi sono oggi evidenti e misurabili.

Il primo errore sta nell’illusione del “no difensivo”, l’idea che impedire l’insediamento di una grande struttura commerciale avrebbe automaticamente protetto il commercio locale. È una visione ingenua e superata già all’epoca dei fatti. I grandi poli commerciali non scompaiono perché un Comune li rifiuta, si spostano. Ed è esattamente ciò che è accaduto. Etnapolis non è stato fermato, è stato semplicemente delocalizzato di tre chilometri, restando perfettamente accessibile ai cittadini di Paternò.

Il danno diretto è evidente, Paternò ha subito l’impatto economico e sociale del centro commerciale senza incassarne alcun beneficio. Flussi di consumo drenati fuori dal centro urbano, desertificazione commerciale progressiva, perdita di competitività delle attività locali. Tutto questo è avvenuto comunque, smentendo clamorosamente la tesi secondo cui il rifiuto avrebbe salvaguardato i commercianti.

Ma il danno più grave è quello collaterale, e qui la responsabilità politica è totale. I posti di lavoro creati da Etnapolis, centinaia tra diretti e indiretti, sono andati al Comune di Belpasso, così come gli introiti tributari, l’indotto logistico, i servizi, le relazioni economiche con il territorio. Paternò ha perso occupazione, gettito e opportunità, ritrovandosi spettatrice di uno sviluppo che avveniva sotto casa ma non sul proprio suolo.

Aspetto ancora più grave che non esiste traccia di una strategia alternativa. Bloccare Etnapolis avrebbe avuto un senso solo se accompagnato da un progetto di sviluppo diverso, credibile e immediato, un piano per il commercio di prossimità, incentivi, riqualificazione urbana, attrazione di investimenti compatibili. Nulla di tutto questo è stato messo in campo. Il “no” è rimasto un gesto isolato, ideologico, privo di visione.

In sostanza, quella scelta non ha protetto Paternò, l’ha indebolita. Ha prodotto un doppio fallimento, ha fallito nel fermare l’impatto economico del centro commerciale e ha fallito nel non generare un’alternativa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, Paternò ha pagato il prezzo più alto possibile per una decisione che non ha generato alcun vantaggio.

Altro che leggenda, è la dimostrazione concreta di come un rifiuto mal gestito possa trasformarsi in un boomerang devastante per un’intera comunità. Qui non c’è rivendicazione politica che tenga, i numeri, i posti di lavoro persi e le casse comunali vuote parlano più forte di qualsiasi altra considerazione.

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