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🔆 CITY LAB: PATERNÒ HA BISOGNO DI UNA REGIA

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C’è un momento in cui bisogna smettere di raccontarsi favole. E a Paternò quel momento è già passato da un pezzo. La cosiddetta “partecipazione dal basso” è diventata un rito vuoto, una liturgia civile che produce assemblee sterili, parole consumate e nessuna decisione reale, nessuna ricaduta nel territorio. Si ascolta, si discute, si condivide, ma non si decide mai. Troppe vetrine e pochi fatti. E mentre la città si intrattiene con questa estetica della partecipazione inefficace, il tempo scorre, le occasioni sfumano e il territorio resta fermo.

Chi ha il coraggio di dirlo senza ipocrisie sa che serve altro, serve una regia. Serve un luogo in cui le idee non vengano semplicemente espresse, ma trasformate in agenda politica concreta, con tempi, risorse e responsabilità. Qui entra in gioco il senso profondo di City Lab.

Non un contenitore decorativo. Non un altro tavolo inutile. Ma uno spazio selettivo, operativo, persino “scomodo” per chi è abituato alla passerella pubblica. Un laboratorio dove si costruisce visione vera, dove si mettono insieme competenze, interessi, capacità decisionali. Dove si smette di chiedere consenso e si inizia a costruire direzione.

Perché la verità è questa: le città non cambiano con le assemblee aperte a tutti, ma con gruppi ristretti capaci di assumersi il peso delle scelte. Non è elitismo, è responsabilità.

Una lobby? Sì, chiamiamola con il suo nome. Ma una lobby democratica e trasversale,  intelligente, che non difende rendite di posizione ma costruisce futuro. Una rete forte, già consolidata e confidenziale, che metta insieme, imprenditori, professionisti, amministratori, mondo del sociale e che si confronta con la politica, quella buona. Gente che ha da difendere le buone prassi e da costruire il futuro.

Il compito è chiaro, definire una strategia economica credibile; sbloccare infrastrutture ferme da anni; rilanciare un’offerta turistica e culturale che non sia improvvisata; modernizzare la macchina pubblica; investire seriamente in energia ed efficienza; creare ponti veri con il volontariato e il tessuto sociale. Tutto il resto è rumore.

E poi c’è un altro punto che molti fingono di non vedere, il cittadino, nel pubblico, spesso si nasconde. Nel privato, invece, decide. Collabora. Si espone. È lì che si costruiscono le cose vere. Negli incontri riservati, nelle stanze dove non serve fare scena ma prendere posizione. City Lab deve avere il coraggio di stare lì. Fuori dalla retorica, dentro la realtà. Non per escludere, ma per funzionare. Perché la partecipazione, quella autentica, non è dire tutto a tutti. È portare risultati che poi tutti possano vedere.

E oggi Paternò non ha solo bisogno di essere ascoltata. Ha bisogno di essere guidata.

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