
Si rompe il silenzio nel centro-destra. Dopo l’intervista rilasciataci dall’on. Ciancitto, ecco che riceviamo la nota stampa della ex consigliera Mariabarbara Benfatto, che senza timore alcuno ci rivela gli aspetti che hanno caratterizzato una triste stagione finita con lo scioglimento del comune:
“Lo scioglimento del Consiglio comunale di Paternò e il decreto ministeriale hanno aperto una fase difficile per la nostra città.
Accanto allo sconcerto, si è diffusa una confusione profonda sulle responsabilità politiche e istituzionali, creata e alimentata ad arte da chi non ha interesse alla verità, fino a produrre una narrazione pericolosa, in quanto, se tutti sono responsabili, allora nessuno lo è.
Tutto questo non aiuta la città a comprendere, ma la spinge verso una sfiducia totale e indiscriminata, che finisce per colpire la politica e la democrazia stessa.
È necessario dirlo con chiarezza: non tutti hanno avuto lo stesso ruolo, non tutti hanno esercitato il potere allo stesso modo, non tutti hanno scelto il silenzio o la complicità.
Per tutta la consiliatura ho svolto un’opposizione netta, coerente, documentata.
Ho contrastato insieme al consigliere Lorenzo Tereanovs, in Consiglio comunale, atti, metodi e scelte che ritenevo lesive dell’interesse pubblico, non solo con interrogazioni, ma anche con prese di posizione radicali e azioni politiche che sono agli atti.
Non ho mai confuso l’istituzione con il consenso, né il ruolo con la convenienza.
Questo non significa autoassolversi né rivendicare primati morali.
Bisogna che si ristabilisca un principio fondamentale, un sistema non si combatte come nel passato, ma questo non autorizza a cancellare le differenze tra chi ha governato, chi ha controllato e chi ha provato, anche con strumenti limitati, a opporsi.
Esiste, quindi, una scala delle responsabilità politiche che non può essere né rimossa né appiattita. Quella più grave è di chi ha governato. Vi sono poi responsabilità precise dei consiglieri comunali, verificabili sia nei voti, che negli atti, piuttosto che nelle assenze strategiche, come anche nei silenzi e nelle scelte politiche conseguenti.
Esiste una differenza netta tra chi ha assunto una postura complice o connivente, anche fingendosi formalmente opposizione, e chi ha scelto di opporsi nella sostanza, talvolta anche da sola, senza prestare il proprio ruolo alla legittimazione di un metodo sbagliato. Questi i fatti.
Cavalcare la confusione oggi, senza distinzione alcuna, espone al rischio futuro di legittimare istintivamente ciò che si presenta come nuovo o “sconosciuto”, contrabbandato come originale, senza verifica, senza memoria e senza metodo.
Così non si aprono le porte al cambiamento della classe dirigente, ma al nuovo inconsapevole o al nuovo riciclato, ovvero, a forme persino peggiori di ciò che si dichiara di voler superare.
La città ha bisogno di una narrazione della storia, di una ricostruzione vera, né emotiva, né vendicativa.
Questo riguarda tutti, comprese le forze politiche, senza eccezioni, che sono state tenute ostaggio da alcuni consiglieri.
Da chi non ha firmato la sfiducia, né assunto una posizione chiara e da chi per comodità o calcolo personale, ha scelto di essere la stampella di un sistema che andava invece contrastato.
Mi auguro che le stesse forze non si limitino, adesso, ad attendere le incandidabilità che saranno eventualmente stabilite dal Tribunale, ma assumino il dovere politico e morale di interrogarsi sulle responsabilità etiche, distinguendo chi è stato coerente e chi no, chi ha difeso le istituzioni chi le ha piegate ai propri interessi, chi ha rappresentato un argine e chi invece si è adeguato.
Pensare che nessuno abbia fatto il proprio dovere di rappresentante del popolo, non libera la città. La espone e la priva di memoria dovuta, non facendo così sviluppare gli anticorpi necessari per una cura efficace che la guarisca”.