
C’è un passaggio nella relazione del Ministro dell’Interno e nella relazione prefettizia, allegate al decreto di scioglimento del Comune di Paternò, firmato dal Presidente della Repubblica, che da solo basterebbe a spiegare tutto. È il passaggio in cui si afferma che il sindaco Naso ha nominato (nel 2021, poi confermato) assessore un soggetto indicato dal clan, come si desume dalla lettura degli atti ufficiali che riportiamo sotto. Un soggetto privo di competenze, privo di qualsiasi rappresentanza consiliare, privo di legittimazione politica.
Ecco cosa scrive il Ministro dell’Interno:

E quello che afferma il Prefetto di Catania:

Questo si legge nelle due relazioni, a seguito delle quali, il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto di scioglimento.
Questa nomina, si desume per quanto si legge, non è una scelta infelice. Non un errore di valutazione. Ma un atto politico preciso, consapevole e devastante. Perché nominare un assessore senza competenze e senza consenso elettorale, come afferma il Ministro, significa una sola cosa, quel posto non serviva alla città, né alla politica, serviva a qualcun altro. E quel “qualcun altro”, secondo lo Stato, non era il corpo elettorale ma era l’organizzazione criminale.
Qui non siamo più nel terreno scivoloso delle “influenze”, delle “pressioni ambientali”, delle “zone grigie”. Qui siamo davanti alla sostituzione della sovranità democratica, al posto degli elettori decide il clan, al posto della politica entra la criminalità organizzata, al posto dell’interesse pubblico si insediano interessi particolari. Il Ministro lo scrive chiaramente: quell’assessore non portava voti, non portava competenze, non portava rappresentanza. Portava un canale diretto. Portava una funzione di raccordo. Portava garanzie alla consorteria criminale.
È l’atto più violento che si possa compiere contro un’istituzione, trasformare una nomina fiduciaria in una cambiale verso la mafia. E cade definitivamente la narrazione dell’“inesperienza” o della “buona fede”. Un sindaco sa benissimo cosa sta facendo quando affida un assessorato a chi non ha titoli politici né tecnici. Lo fa perché risponde a un equilibrio esterno all’aula consiliare, a un potere che non si presenta alle elezioni ma pretende risultati… in cambio di voti.
Questo è il cuore dello scioglimento di Paternò. Non un incidente di percorso, ma una scelta strutturale.
Non una singola responsabilità amministrativa, ma un sistema di governo piegato ad altri interessi.
Ed è per questo che le reazioni scomposte, gli attacchi agli inquirenti, le accuse allo Stato suonano oggi non solo fuori luogo, ma insopportabili. Perché quando lo Stato accerta che un assessore è stato “designato dal clan”, il problema non è il decreto, non lo scioglimento, il problema è ciò che è accaduto, i fatti..
Paternò non è stata sciolta per un cavillo. Per un complotto dei “poteri forti”. È stata sciolta perché qualcuno ha consentito alla mafia di sedersi, formalmente, dentro la giunta comunale. E questa, comunque la si rigiri, si chiama resa democratica.
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI:
STAZIONE SAN MARCO: LO SCANDALO DEGLI SCANDALI … E ANCORA SI PERSEVERA
LA PRO LOCO DI PATERNÒ, SOMMERSA DALLA VERGOGNA
SI METTONO LE MANI IN TASCA AL CITTADINO, PERÒ È IL SINDACO NON PAGARE I TRIBUTI
COMMISSIONI CONSILIARI, AUMENTO DEI COSTI del 100% rispetto all’anno precedente
⚠️ NASO CONTRO … LO STATO