
Dal 2017 al 2024: stessa amministrazione, stessi metodi. Chi oggi grida, ieri governava.
Le relazioni, prefettizia e ministeriale che accompagnano il decreto di scioglimento del Consiglio comunale di Paternò, non lasciano spazio a interpretazioni benevole, né a comode amnesie politiche. Il quadro che emerge è chiaro, lineare, persino implacabile: dal 2017 al 2024 l’azione amministrativa del Comune si è sviluppata come un “continuum”, senza autentiche discontinuità nei metodi, nelle scelte e nelle dinamiche di potere.
Un filo rosso che attraversa due cicli amministrativi e che smentisce clamorosamente la narrazione di chi, oggi, tenta di presentarsi come estraneo, oppositore o addirittura vittima di un sistema che invece ha contribuito a costruire.
Le relazioni parlano esplicitamente di una continuità nel modo di amministrare, individuando nel 2017 un anno chiave. È proprio lì che si innesta il percorso che condurrà, senza strappi, né correzioni, allo scioglimento di oggi per infiltrazioni e condizionamenti gravi della vita amministrativa.

E nel 2017, a Paternò, un ruolo determinante lo ebbe il Partito Democratico di allora. Un dato politico, prima ancora che storico, che oggi pesa come un macigno sulle dichiarazioni indignate di chi prova a riscrivere il passato. Gli stessi ambienti politici che oggi “blaterano contro tutti”, sono gli eredi diretti di quella stagione, che ha sostenuto elettoralmente la coalizione Naso, con lo scambio dell’elezione alla presidenza del consiglio Sambataro.
Il cortocircuito diventa evidente quando si guarda alle responsabilità personali e alle scelte politiche di vertice. Perché non si parla solo di dinamiche locali. Il segretario regionale del Partito Democratico, prima delle elezioni amministrative del 2017, aveva nominato Naso nel proprio staff di deputato–segretario. Un fatto politico preciso e documentato, che rende oggi grottesco ogni tentativo di prendere oggi le distanze, di quelli, diciamolo chiaramente, che oggi sono gli eredi di quella stagione.

Altro che “errore altrui”, altro che “colpa degli altri”. Le relazioni dello Stato parlano di un sistema che si consolida nel tempo, che non nasce per caso e che non può essere attribuito a una singola stagione o a un singolo capro espiatorio. Parlano di responsabilità diffuse, politiche prima ancora che amministrative.
Per questo le dichiarazioni odierne, rese in una intervista televisiva, del presidente del circolo PD di Paternò, Salvatore Leonardi, appaiono non solo tardive e inopportune, ma profondamente smemorate. Una intervista che sembra quasi uno spaccato di un gossip. Si può denunciare oggi ciò che ieri si è legittimato, sostenuto, promosso? Si può invocare la buona politica a corrente alternata? Una evidente ipocrisia politica.
Il decreto di scioglimento non è stato un fulmine a ciel sereno. È l’atto finale di un lungo incedere. E le relazioni che lo accompagnano sono una sentenza politica e morale prima ancora che amministrativa. A Paternò non c’è stata discontinuità, ma continuità tossica, a fasi diverse, coltivata nel silenzio e oggi rinnegata a parole. Ricordiamo velocemente, ma ci ritorneremo, che alcuni spezzoni della sinistra, beneficiate dal sistema nasista, oggi sotterraneamente e subdolamente, lavorano con i residui dei quel nasismo, sotto mentite spoglie.
I documenti parlano. Il resto è solo rumore.