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Paternò sotto l’uragano, ma senza istituzioni: senzatetto abbandonati, Comune assente, COC fantasma. Paolo Di Caro denuncia civile in diretta.

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Iniziamo con la diretta, denuncia civile, di Paolo Di Caro:

Paternò è stata colpita dall’ennesima ondata di maltempo. Uragano, pioggia, freddo, disagi diffusi. Nulla di eccezionale per una città che dovrebbe essere attrezzata almeno per l’ordinaria emergenza. E invece è proprio qui che si misura il fallimento: non nell’uragano, non nella pioggia, ma nell’assenza delle istituzioni.

Di fronte a una situazione critica per i senzatetto, persone che vivono già ai margini e che col freddo diventano invisibili, sacrificabili, il Comune di Paternò si è fatto trovare sprovvisto dei requisiti minimi di assistenza e controllo. Nessun piano operativo visibile, nessuna struttura di accoglienza attivata, nessun presidio reale sul territorio.

Il COC (Centro Operativo Comunale), strumento basilare per la gestione delle emergenze, risulta di fatto non chiuso. Un’assenza grave, che non è solo tecnica ma politica: significa non aver ritenuto degna di attenzione una situazione che, se fosse degenerata, avrebbe avuto conseguenze drammatiche.

I vigili urbani? Invisibili. Non pervenuti nel monitoraggio delle aree sensibili, nei controlli, nell’assistenza.
I funzionari preposti? Menefreghisti, incapaci o non interessati ad assumersi la responsabilità di ciò che compete loro per ruolo e stipendio.

E mentre tutto questo accade, il Comune non ha nemmeno pensato di rendere disponibili, come rifugi temporanei, gli immobili di proprietà pubblica, che giacciono utilizzati solamente per “coltivare bellezza” e curare fiorellini, mentre le persone dormono al gelo.

La domanda è brutale ma inevitabile, se questa è la risposta a un’emergenza “ordinaria”, cosa accadrebbe davanti a una vera calamità? La risposta è una sola, sarebbe una catastrofe civile e amministrativa, prima ancora che naturale.

In questo deserto istituzionale, emerge però una figura che rompe il silenzio e l’indifferenza, Paolo Di Caro, di Paternò Che. In un intervento puntuale, concreto e documentato, ha acceso i riflettori su ciò che altri fingono di non vedere. Non proclami, non passerelle, ma segnalazioni precise, presenza sul campo, pressione affinché qualcuno si assuma finalmente delle responsabilità.

Ed è proprio questo che fa più male al Palazzo, che a muoversi siano i cittadini, mentre chi dovrebbe farlo per dovere resta fermo. Il problema non è il maltempo. Il problema è un Comune che non governa ancora, non prevede, non protegge. Un Comune che si ricorda dei fragili solo nei comunicati, ma li dimentica nella realtà.

E allora sì, oggi Paternò non è vittima dell’uragano, è vittima della mediocrità amministrativa e dell’ipocrisia amministrativa che ancora resiste al cambiamento.

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