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Paternò: Stazione San Marco, i Commissari non hanno colpe. Ma è l’ora di intervenire. 

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di Ado Mex.

A chiarimento del pezzo di ieri che ha lasciato dubbie interpretazioni:

Non è corretto, né onesto, attribuire alla Commissione straordinaria la paternità dello scandalo della Stazione San Marco di Paternò.
Chi oggi governa il Comune è arrivato a disastro già consumato, in una città commissariata non per fatalità, ma oltre che per le infiltrazioni mafiose, anche per il fallimento conclamato di un sistema amministrativo e politico, così come leggiamo nelle relazioni allegate al decreto di scioglimento.

Ma attenzione non essere colpevoli non equivale ad avere prudenza eccessiva verso apparati compromessi, che trasformino l’azione di risanamento in essere custodi silenziosi.

Paternò non è solo un Comune in difficoltà è un ente strutturalmente contaminato. La macchina amministrativa porta ancora addosso le simpatie, le abitudini e i riflessi condizionati di una giunta e di un consiglio spazzati via, che lasciano dietro di sé debiti per incarichi discutibili e progetti senza fondamenta giuridiche. La vicenda della Stazione San Marco non è un episodio isolato. È la radiografia perfetta del sistema.

Qui i fatti sono ostinati e parlano chiaro, progettazioni affidate senza finanziamenti certi; fondi pubblicamente citati mai realmente incassati; parcelle pagate o da pagare con soldi comunali veri; debiti fuori bilancio che gravano sui cittadini; e, ciliegina velenosa, un immobile che non appartiene al Comune, ma alle Ferrovie dello Stato.

La domanda è devastante nella sua semplicità, chi ha autorizzato progettazioni e spese su un bene che il comune non possiede? Perché su questo punto non possono esistere interpretazioni politiche e giuridiche. Senza un titolo di disponibilità dell’immobile, senza una convenzione, senza un atto formale, non si può progettare, non si può spendere, non si può impegnare il bilancio.

Un progetto serio richiede prima di tutto un accordo formale con il proprietario del bene (FS/RFI),  la certezza dei finanziamenti prima di impegnare spese pubbliche, una visione condivisa con la comunità e trasparenza amministrativa. Solo così si può evitare che idee potenzialmente positive si trasformino in costi senza ritorno e conflitti istituzionali.

Se questo non è avvenuto nel passato, non è una svista. È mala amministrazione pura. E qui si arriva al punto che si si trascura. I sindaci passano. I commissari passano. I funzionari restano. Ed è lì, negli uffici, che si annida il problema più serio, un ceto amministrativo che ha operato per anni senza controllo, ovvero con un controllo di complicità,  sviluppando un senso di impunità tecnica che oggi rappresenta il vero ostacolo al risanamento. Se quei meccanismi non vengono spezzati adesso, continueranno a produrre gli stessi effetti, con qualunque governo.

I commissari non hanno causato questo disastro, è chiaro. Ma ora ne sono i chirurghi. E un chirurgo non si può limitare a osservare un’infezione, ma taglia, drena e rimuove.

Questo significa verificare ogni atto; bloccare le prassi dubbie; isolare i centri di resistenza interna; trasmettere senza esitazioni gli atti alle autorità di controllo; ristabilire un principio semplice ma dimenticato, legalità e giustizia.

Perché la mala amministrazione è una cancrena che se non la elimini subito, si estende. Se la tolleri, ti divora.
Come anche riconfermare le figure che, ad ogni titolo ed in ogni posizione, vengono riconfermate diventa un ossimoro rispetto alla bonifica auspicata, non da noi, ma da chi ha sciolto il comune.

La Stazione San Marco non è solo un edificio contestato. È il simbolo di un sistema che ha prodotto debiti senza opere, progetti senza titolo e responsabilità senza nomi. La Commissione straordinaria ha ancora il tempo per dimostrare di essere la soluzione. Ma quel tempo prima o dopo finirà. Paternò ha bisogno di di bonificatori. E la vicenda della Stazione San Marco deve diventare un punto di svolta, non l’ennesimo fascicolo destinato a prendere polvere.

Ecco l’articolo pubblicato ieri:

STAZIONE SAN MARCO: IL SILENZIO DELLA COMMISSIONE STRAORDINARIA È DISATTENZIONE O MENEFREGHISMO?

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