
di Redazione
C’è uno scandalo che a Paternò continua a gridare vendetta. E c’è un’assenza assordante che pesa come un macigno, le mancate risposte della Commissione straordinaria su uno dei casi amministrativi più gravi degli ultimi anni, quello della Stazione San Marco.
Uno scandalo che QTSicilia ha denunciato più volte, nero su bianco, documenti alla mano. Uno scandalo che non solo non è stato chiarito, ma che oggi viene addirittura proseguito, come se nulla fosse accaduto.
Era la vigilia di Ferragosto 2024 quando mettemmo a nudo, per la seconda volta, l’ennesima operazione opaca, un progetto affidato alla solita “cumacca” (chi sono i tecnici si evince dalle determine d’incarico), con piena consapevolezza che il finanziamento non esisteva. Invece le parcelle sì. Quelle, puntualmente, sono state pagate. Come? Con un debito fuori bilancio di oltre 84.000 euro (dalle casse comunali, in quanto il finanziamento non c’era) deliberato dal Consiglio comunale. E come sempre, a pagare è Pantalone, cioè i cittadini.
Un caso da manuale all’attenzione già della Corte dei Conti. Un caso che avrebbe dovuto far scattare verifiche, relazioni, prese di posizione pubbliche. E invece: silenzio.
Ribadiamo un fatto che nessuno ha mai smentito, che ad oggi l’immobile non è di proprietà del Comune; non esiste alcun comodato d’uso; non esiste alcun finanziamento erogato.
Eppure, nonostante tutto questo, il Comune continua ad andare avanti. Il 18 dicembre 2025 spunta un’altra determina. Un altro atto che insiste, che persevera, che finge normalità senza un euro in entrata, senza titolo giuridico sull’immobile, senza alcuna chiarezza amministrativa. Perché? Lo scopo è forse quello di “sanare l’insanabile” dopo i disastri già consumati, dopo i debiti fuori bilancio creati per coprire parcelle che non dovevano nemmeno nascere?
E qui emerge l’elemento che rende il tutto ancora più grave, se non grottesco. A firmare l’atto, stavolta, è la funzionaria Elena Teghini, non per caso. Una firma pesante come un macigno che segue quelle già fatte dal predecessore Domenico Benfatto, in un “continuum” chiaro. Una firma che meriterebbe spiegazioni puntuali, ufficiali, pubbliche.
La Commissione straordinaria sa. Non può non sapere. Ha accesso agli atti, ha il dovere del controllo, ha il mandato di ripristinare legalità e trasparenza. E allora la domanda è una sola, brutale e inevitabile:
Perché non risponde? Perché non agisce? Perché su questo scandalo non c’è una relazione, una conferenza stampa, una presa di distanza netta? Perché si continua a tirare dritto come se nulla fosse, mentre la città paga e ripaga errori che hanno nomi, cognomi e firme?
Il silenzio, a questo punto, non è più neutro. È una scelta. E quando si persevera nell’assenza di risposte, lo scandalo raddoppia.
La Stazione San Marco non è solo un progetto sbagliato. È il simbolo di un modo di amministrare che Paternò non può più permettersi. E la Commissione straordinaria da che parte sta? Dalla parte della città o dalla parte di chi pensa che tutto, anche l’indifendibile, possa essere fatto passare sotto silenzio?