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CRISI FRATELLI D’ITALIA PATERNÒ. IL J’ACCUSE DI CIANCITTO

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A Paternò, dentro Fratelli d’Italia, non si consuma una semplice frizione interna: si sta aprendo una crepa politica che rischia di diventare strutturale. E quando un partito che ha costruito la propria narrazione su coerenza, disciplina e identità inizia a perdere pezzi sul territorio, il problema non è mai locale: è sempre politico.

Il caso della mozione di sfiducia al sindaco Nino Naso è emblematico. Non tanto per l’atto in sé — la sfiducia è uno strumento legittimo e spesso necessario — quanto per ciò che non è accaduto: la mancata presentazione. Un vuoto che pesa più di qualsiasi voto contrario. Perché qui non si è scelto di stare, si è scelto di non esporsi, di non lasciare la poltrona.

Ed è su questo punto che arriva il j’accuse del deputato Francesco Ciancitto. Un attacco diretto, senza ambiguità, rivolto agli ex consiglieri comunali che quella mozione non l’hanno firmata, con le dichiarazioni: FRANCESCO CIANCITTO A RADIO PATERNÒ: “Potevano fare cadere Naso. Non l’hanno fatto”. Non è solo una questione di firma mancata, è una questione di linea politica tradita. Quando un partito indica una direzione e i suoi rappresentanti locali la ignorano, il messaggio che passa è devastante, ognuno fa per sé.

E qui bisogna essere chiari: non firmare è una scelta politica, non una dimenticanza. Significa sottrarsi alla responsabilità, evitare il conflitto, mantenere una posizione ambigua che può tornare utile domani. È il manuale perfetto della sopravvivenza politica, ma è anche il contrario esatto della credibilità. E qui le dimissioni dal consiglio comunale di Giovanni Piana, quelle dal partito degli ex consiglieri comunali Mariabarbara Benfatto e Lorenzo Terranova, quelle dai rispettivi coordinamenti comunale e provinciale di Franco Tomasello e Andrea Castelli.

In questo contesto, il lavoro giornalistico ha avuto il merito di accendere i riflettori senza sconti. I servizi di Mary Sottile, pubblicati su La Sicilia e trasmessi da Ciak Telesud, hanno messo in fila fatti e contraddizioni, restituendo all’opinione pubblica un quadro che la politica locale avrebbe probabilmente preferito tenere opaco. Ed è proprio qui che il giornalismo torna a fare il suo mestiere, disturbare, non accompagnare.

Ma il nodo vero resta interno a Fratelli d’Italia. Perché un partito che bene o male resiste a livello nazionale, non può permettersi implosioni periferiche. La politica territoriale non è una variabile secondaria, è il banco di prova della coerenza complessiva. A Roma si predica coerenza, ma a Paternò si pratica l’ambiguità, e  qui il corto circuito è inevitabile.

La domanda, a questo punto, è semplice e brutale, a chi serve davvero continuare così? Al partito o ai singoli ritenuti complici del disastro cittadino? Perché se la risposta è la seconda, allora non siamo davanti a una crisi momentanea, ma a un problema strutturale di mancata linea politica rispettata, di mancate decisioni, così come affermato Francesco Ciancitto, che chiede scusa alla città.

E attenzione, queste dinamiche non restano mai confinate. La politica vive di segnali, e questo segnale è chiaro, senza disciplina coerente interna, senza scelte nette, senza assunzione di responsabilità, anche il consenso più solido può sgretolarsi.

Fratelli d’Italia è davanti a un bivio. Può scegliere di archiviare tutto come una turbolenza minimale, oppure può affrontare il nodo politico fino in fondo, chiarire, assumere decisioni, ristabilire una linea, mandare a casa chi ha la responsabilità della complicità. Perché il vero rischio non è aver perso qualche pezzo. Il vero rischio è aver perso la direzione.

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