Altro che Parco dell’Etna, ormai sembra il “Parco del Parere Preventivo”. Per cambiare un infisso, sistemare un muretto o autorizzare una manifestazione sportiva servono più timbri che per entrare alla NASA. E mentre il vulcano continua serenamente a eruttare senza chiedere nulla al Cts, dentro l’ente si combatte una guerra burocratica degna di un cinepanettone amministrativo siciliano.
Eppure in una intervista a noi rilasciata l’assessore Savarino aveva assicurato di avere aggiustato tutto con la nomina del nuovo presidente Giammusso e del nuovo direttore facente funzioni Battaglia:
Niente di più errato, un fallimento della politica piuttosto. Lo dimostrano oggi anche le dimissioni in massa del Comitato tecnico scientifico che fotografano meglio di qualsiasi slogan il cortocircuito della Regione Siciliana. Un organismo nato per occuparsi delle grandi questioni ambientali trasformato in uno sportello notarile chiamato a decidere pure sulla ricostruzione di un muretto o il cambio di un infisso. Il risultato? Cinque componenti su nove scappano, il numero legale salta e il Parco rimane paralizzato. Fatto che sottolinea ancora l’inadeguatezza delle nomine di presidente e direttore, che andrebbero cacciati.
Nel frattempo, a pagare non sono i dirigenti regionali, né gli uffici, né gli assessorati eternamente “in attesa di indirizzo” né il presidente. Pagano cittadini, sindaci, operatori economici e territori. L’Etna Marathon, per esempio, vent’anni di storia e centinaia di partecipanti da tutta Italia, viene rinviata perché il sistema delle autorizzazioni è imploso su sé stesso. Un capolavoro politico-amministrativo, trasformare uno dei simboli turistici e sportivi dell’Etna in ostaggio di circolari, interpretazioni e scaricabarile.
La cosa più surreale è che tutti rivendicano ragione, ma nessuno governa davvero. Il direttore Battaglia interpreta norme e regolamenti in modo personalistico e originale. Il Cts rivendica il proprio ruolo tecnico. Il Crppn scrive un documento che, tradotto dal burocratese, dice una cosa semplicissima, la Regione ha lasciato marcire il sistema. Direttori “facenti funzione” che non dirigono alcunché, ente svuotato da lotte tribali interne, prassi diversificate, assenza di controlli e assessorato regionale evaporato nel nulla. Praticamente l’Autonomia Siciliana declinata in salsa kafkaiana. Eppure l’assessore Savarino ci aveva dichiarato il contrario.
E qui emerge il vero dato politico, il Parco dell’Etna è diventato l’ennesimo simbolo di una Regione che non funzione, che nomina, proroga, commissaria e rattoppa senza mai decidere davvero. Si governa con le pezze temporanee e poi ci si stupisce se tutto esplode appena qualcuno prova ad applicare le regole sul serio. Mandiamoli tutti a casa.
La lettera durissima dell’ex commissario Riggio, che parlava apertamente di “contrapposizioni cruente” tra dipendenti e il rischio di perdere perfino il riconoscimento Unesco, avrebbe dovuto provocare un terremoto politico. Invece nulla. Silenzio lavico. Assessore regionale menefreghista.
A questo si aggiunge l’aggravante. La Procura della Repubblica di Catania ha aperto due fascicoli a seguito delle gravissime denunce presentate da fornitori di servizi e dall’ex Commissario del Parco, che avranno certamente esiti cruenti, da quel che emerge.
E per concludere lo spettacolo indecoroso, adesso, il presidente Giammusso chiede addirittura di poter andare avanti senza Cts. Tradotto, siamo arrivati al punto in cui, per sbloccare la burocrazia, bisogna bypassare gli organismi creati proprio per controllarla. Un ossimoro da incompetente.
Il paradosso finale, poi, è magnifico. L’Etna, uno dei vulcani più attivi del mondo, rischia di essere devastata non dalla lava, ma dalla carta bollata.