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MASCALI CITTÀ “SPIA” COME L’OHIO. Sarà rivelatore delle politiche del post voto.

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C’è un motivo per cui Mascali, nel microcosmo politico etneo, lo percepiamo  come una sorta di “Ohio siciliano”. Non certo per dimensioni o peso istituzionale, ma per la sua capacità oggi di anticipare umori, tensioni e trasformazioni della provincia catanese, prima che queste emergano apertamente nel dibattito pubblico ma anche all’interno di alcuni partiti. Come l’Ohio, per decenni considerato lo Stato-spia della politica americana, Mascali diventa rivelatore dei fenomeni elettorali futuri. Qui il voto raramente è ideologico in senso puro, molto più spesso è relazionale, pragmatico, territoriale. E proprio per questo riesce a raccontare con anticipo le mutazioni profonde della società siciliana e di quello che può succedere immediatamente dopo.

Le amministrative del 24 e 25 maggio 2026 non rappresentano quindi soltanto la scelta di un nuovo sindaco. Segnano soprattutto la fine di un ciclo politico che ha definito equilibri, alleanze e rapporti di forza interni al paese. Ma la domanda vera che attraversa questa campagna elettorale è più complessa e persino più interessante, cosa succederà con la vottoria di Veronica Musumeci?

La competizione in corso ha raccontato infatti una transizione politica molto precisa. Da una parte Veronica Musumeci, cresciuta dentro l’esperienza di governo cittadino e oggi chiamata a trasformare quel percorso in una proposta autonoma di leadership territoriale con riflessi più generali. Dall’altra emerge il tentativo di costruire la solida solfa, una coalizione larga attorno a Salvo Gullotta, (pilotato da Alberto Cardillo Presidente di FdI a Catania e candidato vice sindaco) che dopo settimane di trattative, ricomposizioni e inevitabili tensioni della politica- politicante su poltrone e potere, dove spesso le convenienze personali contano più di ogni altra cosa. Sul fondo resta poi la candidatura di Biagio Susinni, dove la propria storia personale, più ombre che luci, rileva tutto del personaggio.

Ma ridurre questa corsa elettorale a una normale sfida tra liste sarebbe infatti miope. Qui si intrecciano almeno tre dinamiche profonde, il ricambio della leadership territoriale, il ruolo delle donne nella politica siciliana e la trasformazione delle liste civiche e della indipendenza politica, da meri contenitori elettorali a strumenti identitari.

Veronica Musumeci non si presenta come figura “anti-sistema” o come improvvisa rottura populista. La sua candidatura nasce dentro un lungo percorso istituzionale seria, consigliera comunale, assessore, vicesindaco. Una traiettoria che punta a trasformare la continuità amministrativa in progetto politico. E in Sicilia questa differenza pesa. Perché troppo spesso il “nuovo” è stato soltanto marketing elettorale senza alcuna esperienza reale di governo. Questo non è il caso.

Nei suoi interventi pubblici ritorna continuamente il tema dell’appartenenza. Mascali viene raccontata come “casa”, quasi come comunità da custodire prima ancora che da amministrare. Non è un dettaglio retorico, è il segno di una trasformazione politica molto più ampia, che riguarda tutta la Sicilia contemporanea, e diventa interprete simbolico del territorio. Una figura chiamata a rappresentare identità, paure, aspirazioni e senso di comunità in una fase storica segnata da sfiducia verso i partiti tradizionali.

Anche il nome della lista, “La Contea Mascali”, va letto in questa chiave. Non semplice marchio civico, ma operazione identitaria che richiama memoria storica, radici e appartenenza territoriale. È la dimostrazione di come il senso del civismo siciliano stia cambiando pelle, non più soltanto aggregazione elettorale, ma tentativo di costruire consenso culturale e comunitario, dove c’è dentro la questione femminile, che questa campagna ha inevitabilmente riportato al centro.

Anche sul piano amministrativo la candidatura Musumeci prova a proporre una diversa idea di governo locale, fondata su inclusione sociale, accessibilità urbana e qualità della vita. L’attenzione al Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche viene utilizzata come simbolo di una politica che tenta di spostarsi dalla vecchia logica delle clientele verso quella della cittadinanza concreta. Ed è questo il punto politico più interessante dell’intera vicenda.

Mascali diventa così un piccolo laboratorio siciliano dove si misura il futuro del civismo contemporaneo, un modello che non vive più soltanto di simboli di partito o di appartenenze ideologiche, ma di presenza diretta, riconoscibilità personale e capacità di interpretare i bisogni reali delle comunità. Perché oggi la crisi della politica non è soltanto crisi dei partiti. È crisi di rappresentanza emotiva dei territori.

In questo senso, Mascali non è più soltanto una campagna elettorale di provincia. È uno specchio della nuova grammatica del consenso nella Sicilia contemporanea.

A Mascali non si sta giocando soltanto una partita amministrativa. Ridurre la candidatura di Veronica Musumeci a una normale competizione elettorale sarebbe un errore di prospettiva, quasi una semplificazione provinciale di un fenomeno che invece racconta molto della Sicilia di oggi, delle sue trasformazioni politiche, persino delle sue inquietudini culturali e della compressione che i partiti esercitano verso gli spiriti liberi.

Oggi il sindaco, non viene più percepito soltanto come amministratore di bilanci e burocrazie. Diventa interprete emotivo della comunità e non solo di quella propria. Quasi un esempio, una figura chiamata a ricostruire coesione sociale prima ancora che strade o marciapiedi.

E c’è poi un altro aspetto che la politica siciliana continua troppo spesso a fingere di non vedere, la questione femminile.

Il fatto che questa vicenda abbia trovato spazio anche nel circuito regionale e nelle dinamiche interne ai partiti, dimostra che non si tratta di un episodio isolato di cronaca locale, ma del sintomo di una cultura politica che fatica ancora ad accettare una leadership femminile pienamente autonoma e autorevole. Ecco perché Mascali oggi è l’ “Ohio siciliano”. Rifletti… poi vota.