Una lettera di dimissioni, una porta lasciata aperta e gli equilibri politici che tornano sotto i riflettori. Da Cefalù potrebbe arrivare un indizio sulla partita che si muove attorno a Palazzo d’Orléans.
Noi qualche giorno fa avevamo preannunciato che qualcosa si muoveva in una clip che anticipava le sensazioni: SCHIFANI, IL GRANDE FESTIVAL DELLE POLTRONE. Il cerchio magico, l’amichettismo e la Sicilia trasformata in una sala d’attesa per fedelissimi. Tra dimissioni invocate, revoche, incarichi nelle aziende sanitarie e poltrone nelle partecipate, il sospetto politico è che Schifani stia costruendo una rete di continuità ben oltre l’orizzonte dell’attuale governo e prima della propria dipartita politica 😎. La meritocrazia? Invitata, forse. Ma pare non abbia trovato posto a sedere.
In politica, spesso, le partite più importanti non si annunciano, si preparano attraverso piccoli movimenti. Ed è proprio su uno di questi che si concentra l’attenzione di Ismaele La Vardera, ma non solo, critico nei confronti del presidente della Regione Renato Schifani.
Al centro della vicenda c’è Victor Mario Di Maria, che il 12 ottobre 2026 ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza e dal Consiglio di amministrazione della Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù. La motivazione ufficiale è l’intensificarsi degli impegni professionali. Ma un passaggio della lettera non passa inosservato, Di Maria si dichiara disponibile a continuare a collaborare con la Fondazione in un diverso ruolo consiliare.
Lascia la presidenza, ma non esclude di restare nella partita. È questo il dettaglio che alimenta gli interrogativi e che assume un significato politico alla luce dei rapporti con Simona Vicari, componente della governance della Fondazione e figura vicina, molto vicina a Renato Schifani.
Se dovessero arrivare altre dimissioni, anche in altri enti, gli equilibri potrebbero cambiare, aprendo la strada a nuove nomine e a riassetti destinato a durare tre anni. Ed è qui che l’analisi politica si fa più pungente, Schifani sta semplicemente assistendo a un avvicendamenti oppure, attorno al suo sistema di relazioni, si stanno ridisegnando posizioni e incarichi in vista di possibili cambiamenti politici?
Attenzione, questo caso prova le dimissioni siano state concordate con il governatore? Ovvero prova l’esistenza di una strategia per preparare un’uscita da Palazzo d’Orléans? La tempistica, i possibili effetti sulle nomine e i rapporti politici in gioco sono elementi che meritano di essere verificati.
Il punto sollevato dalla vicenda è tutto qui, quando cambia una casella, la domanda non riguarda soltanto chi se ne va, ma anche chi potrebbe arrivare al suo posto. Forse Simona Vicari?
E mentre il futuro politico di Schifani resta al centro delle indiscrezioni, il caso Giglio aggiunge un nuovo elemento al quadro. Non una prova di una manovra, ma una vicenda da seguire con attenzione. Perché, prima degli annunci ufficiali, sono spesso le nomine a raccontare dove si stanno spostando gli equilibri del potere… prima del tracollo.