Connect with us

Politica

CEFPAS: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA RENATO SCHIFANI, quando la verità arriva tardi e il silenzio pesa più delle accuse.

Pubblicato

il

Presidente Renato Schifani,

ci permetta una domanda semplice, diretta, persino brutale, perché tutti arrivate e arrivano adesso? Perché oggi si scopre il CEFPAS? Perché oggi si parla di gestione opaca, di procedure assunzionali, di concorsi contestati, di equilibri politici, di anomalie amministrative? Perché adesso diventano improvvisamente degni di attenzione temi che per tre anni sono stati denunciati pubblicamente, con nomi, fatti, documenti, circostanze e ricostruzioni dettagliate?

L’articolo pubblicato da Repubblica e l’interrogazione parlamentare dell’onorevole Nello Dipasquale dal titolo “Chiarimenti in ordine alla gestione e alle procedure assunzionali presso CEFPAS nell’anno 2026”, in notevole ritardo, pongono questioni serie. Questioni che meritano risposte vere, non formule burocratiche. In ogni caso esiste un problema etico-politico serio che non può essere ignorato, entrambe arrivano dopo anni di silenzio. Troppo tardi.

Per tre anni abbiamo raccontato praticamente da soli ciò che stava accadendo dentro il CEFPAS. Lo abbiamo fatto, documentando tutto, mentre attorno prevalevano prudenza, convenienze, silenzi istituzionali e, in alcuni casi, perfino fastidio verso chi osava rompere il muro dell’omertà politica e amministrativa.

Abbiamo pubblicato articoli, inchieste, retroscena, denunce giornalistiche documentate. Abbiamo indicato anomalie nei concorsi, nelle procedure, nella gestione del potere interno. Abbiamo raccontato di un sistema chiuso, autoreferenziale, protetto da relazioni trasversali e da una rete di silenzi che oggi improvvisamente sembrano dissolversi. E nel frattempo cosa accadeva? Accadeva che chi denunciava rimaneva da solo.

Accadeva che arrivavano telefonate, pressioni, inviti alla prudenza, suggerimenti a “non andare oltre”. Accadeva che molti osservavano in silenzio aspettando il momento politicamente conveniente per esporsi. Adesso invece il caso CEFPAS diventa tema pubblico. Adesso si muove la politica. Solo adesso arrivano interrogazioni. Articoli. Solo adesso qualcuno scopre che esiste il problema.

Persino Ismaele La Vardera, sempre pronto a trasformarsi nel grande Masaniello degli scandali regionali, aveva annunciato attenzione e iniziative sul caso CEFPAS. Sembrava dovesse diventare una delle sue battaglie simbolo, così ci diceva. Poi il silenzio. Una latitanza politica inspiegabile proprio su una vicenda che avrebbe meritato continuità, pressione, presenza, atti concreti.

E allora la domanda torna inevitabile. Perché tutti dopo? Perché quando il lavoro sporco delle denunce lo fanno pochi, quasi nessuno vuole esporsi. Ma quando il terreno è ormai preparato, quando l’opinione pubblica comincia a percepire il problema, quando le crepe diventano troppo evidenti, allora improvvisamente partono le prese di posizione.

Presidente Schifani, lei oggi ha una responsabilità, anche se in forte ritardo, che va oltre il destino dell’ente. Il CEFPAS non è soltanto un centro di formazione sanitaria. È diventato il simbolo di un modello siciliano che troppo spesso funziona allo stesso modo, reti di protezione reciproca, potere amministrativo piegato agli equilibri politici, selezioni opache, controlli tardivi o mai fatti, reazioni lente.

E il punto centrale ormai non è nemmeno soltanto stabilire solo se vi siano irregolarità amministrative, come vi sono, il problema vero è la perdita di credibilità delle istituzioni. Quando per anni le denunce vengono ignorate e solo dopo diventano materia di dibattito politico, il messaggio devastante che passa ai cittadini è uno soltanto, in Sicilia la verità conta solo quando diventa conveniente.

Per questo oggi non bastano più rassicurazioni formali. Serve chiarezza totale. Serve una verifica vera sulle procedure assunzionali, che come solo oggi dice Repubblica, ma noi i nomi li avevamo già fatti, riguardavano mogli di deputati, autisti di deputati, parenti, “clienti”, assunti senza nessuna selezione seria, ma mirata al soddisfacimento delle esigenze dei “potenti” che proteggevano, interessati, il direttore Sanfilippo.

Ecco i nomi che solo oggi pubblica la Repubblica:

Adesso serve capire chi controllava. Serve capire chi sapeva. Serve capire perché nessuno interveniva. E soprattutto serve interrompere quella storica abitudine siciliana secondo cui gli scandali vengono affrontati solo quando diventano ingestibili.

Noi continueremo a fare ciò che abbiamo fatto in questi tre anni, raccontare. Anche da soli. Anche senza coperture politiche. Anche senza l’appoggio dei professionisti dell’antimafia mediatica e degli indignati a corrente alternata. Perché il giornalismo ha senso soltanto se mantiene la capacità di disturbare i silenzi. E sul CEFPAS i silenzi, caro Presidente, hanno pesato quanto e forse più delle stesse accuse.