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CEFPAS_GATE: LA VOLPE A GUARDIA DEL POLLAIO, LA SICILIA E L’ARTE DELL’AUTOCONTROLLO.

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In Sicilia accadono cose meravigliose. Talmente meravigliose che perfino il surrealismo, a confronto, sembra un verbale istituzionale.

L’ultima voce che rimbalza nei corridoi della Regione è di quelle che spiegano meglio di mille convegni perché il cittadino medio abbia smesso da tempo di credere alle parole “trasparenza” e “commissione d’inchiesta”.

Pare infatti che a presiedere la commissione ispettiva, chiamata dall’assessore alla Salute Marcello Caruso, a fare luce sul CEFPAS possa essere Riccardo Giammanco. Nulla di strano, direte voi. Se non fosse che, secondo quanto si racconta con crescente imbarazzo negli ambienti regionali, Giammanco avrebbe ricevuto negli anni scorsi numerosi incarichi proprio dal Cefpas, attraverso determine firmate dall’allora direttore Roberto Sanfilippo, delle quali abbiamo tutta la documentazione.

Una scelta raffinata questa. Come mettere la volpe a guardia del pollaio. O il piromane a dirigere i vigili del fuoco. Ma attenzione, qui non è nemmeno più questione giudiziaria. È qualcosa di peggio. È la totale evaporazione del senso dell’opportunità politica.

Perché in qualunque democrazia minimamente attenta alle forme, oltre che alla sostanza, una commissione d’inchiesta dovrebbe almeno apparire indipendente. Dovrebbe dare ai cittadini la sensazione che qualcuno voglia davvero capire cosa sia successo. Non che si stia organizzando l’ennesima recita istituzionale con copione già scritto e applausi registrati.  E invece no. In Sicilia siamo oltre. Qui si raggiunge il livello superiore dell’autocontrollo assistito, il sistema che controlla sé stesso, si assolve da solo e magari, già che c’è, si conferisce pure un attestato di eccellenza. Per fortuna, però, altri palazzi si stanno già interessando alla vicenda.

Il problema vero è che tutto questo non scandalizza quasi più nessuno. Perché l’opinione pubblica siciliana è ormai anestetizzata da anni di nomine incomprensibili, commissioni improbabili, incompatibilità elastiche e rivoluzioni morali finite regolarmente in una foto di gruppo.

E così il governo regionale continua imperterrito il proprio spettacolo itinerante, annunci altisonanti, parole pesanti come “legalità”, “rigore”, “discontinuità”… salvo poi inciampare sempre negli stessi meccanismi, negli stessi circuiti, negli stessi nomi che girano come pianeti attorno al potere. L’avanspettacolo infinito, appunto. Solo che ormai non ride più nessuno. E la valutazione di questo governo regionale crolla.