
Molti, troppi i casi. Dalla cuffarite acuta, allo scandalo CEFPAS, al caso Loss Adjusting, dalle cure palliative alle società di pulizie presumibilmente infiltrate per mafia. Adesso basta.
Caruso non può essere valutato soltanto come assessore alla Salute, ma anche come uomo di fiducia di Schifani, promosso alla guida di uno degli assessorati più delicati della Regione. C’è un momento in cui la politica deve smettere di nascondersi dietro le formule di rito, le dichiarazioni rassicuranti e le promesse di verifiche. Un momento in cui non basta più dire che si faranno approfondimenti, che si controllerà, che si interverrà. Perché quando le ombre si accumulano attorno a uno dei settori più delicati dell’amministrazione pubblica, il problema non è soltanto giudiziario. Diventa inevitabilmente politico.
È il momento che riguarda Marcello Caruso, assessore regionale alla Salute, e il governo guidato da Renato Schifani. Le domande sollevate da Massimo Giletti nella trasmissione Lo Stato delle Cose su Rai 3, insieme alle notizie e alle denunce riguardanti l’Assessorato regionale alla Salute, hanno riportato al centro dell’attenzione pubblica una questione che non può essere liquidata con una semplice nota stampa. Qui si parla della credibilità delle istituzioni, della trasparenza amministrativa e della fiducia dei cittadini in un sistema sanitario dal quale dipendono la salute, la dignità e, in molti casi, la vita delle persone.
E quando la politica è chiamata a rispondere, non può scegliere soltanto le domande alle quali preferisce rispondere.
- L’assessore e il presidente è una relazione che pesa
Marcello Caruso non è arrivato alla guida della Sanità siciliana come una figura estranea al gruppo dirigente del presidente della Regione. La sua biografia istituzionale racconta una relazione politica e fiduciaria consolidata, prima gli incarichi nella segreteria del presidente del Senato Renato Schifani, poi il ruolo di capo della segreteria particolare del governatore a Palazzo d’Orléans, infine la nomina ad assessore regionale alla Salute nell’aprile 2026.
Una successione di incarichi che pone una domanda legittima, quanto pesa il rapporto personale con il presidente nelle scelte che riguardano il governo della sanità? Caruso è stato scelto da Schifani per guidare un assessorato strategico, attraversato da questioni amministrative, organizzative e finanziarie di enorme rilevanza. La scelta appartiene alla responsabilità politica del presidente. E proprio per questo, se l’esperienza dell’assessore dovesse rivelarsi inadeguata, Schifani non potrebbe chiamarsi fuori dalle conseguenze della propria decisione.
La nostra contestazione politica è netta, Caruso appare come l’espressione diretta della fiducia del presidente, una sorta di longa manus politica di Schifani nella gestione della Sanità. Non è un’accusa. È una valutazione sul rapporto tra potere, fiducia e responsabilità e competenza. Ma è proprio qui che si misura la qualità di un governo, nella capacità di distinguere la lealtà personale dall’interesse generale.
- La Sanità siciliana non è un ufficio di partito
L’assessorato alla Salute non è una casella qualsiasi nella scacchiera di una maggioranza. Gestisce risorse pubbliche enormi, indirizza le politiche sanitarie, esercita funzioni di controllo e deve garantire che ospedali, aziende sanitarie, servizi territoriali e procedure amministrative operino nell’interesse esclusivo dei cittadini.
Non è un premio per la fedeltà politica. Non è una posizione da difendere per preservare gli equilibri interni a Forza Italia. E non può diventare il terreno sul quale verificare quanto a lungo un presidente sia disposto a proteggere una propria scelta.
In questo scenario, ogni nuova controversia che investe l’amministrazione regionale impone una risposta all’altezza della posta in gioco. Non basta invocare la legalità come principio, anche quando non c’è. Bisogna dimostrare che la legalità, la trasparenza e la responsabilità valgono anche quando le questioni coinvolgono persone vicine ai vertici del potere.
- Le ombre da chiarire e il dovere di rispondere
Le inchieste giornalistiche hanno sollevato interrogativi sulla gestione degli uffici dell’Assessorato, sui rapporti con soggetti esterni e su vicende che riguardano il settore sanitario regionale.
A queste questioni si aggiunge la vicenda giudiziaria di Gaetano Armao, sulla quale sono state riportate contestazioni della Procura di Palermo. Lo stesso Caruso ha confermato di avere incontrato Armao, sostenendo che da quell’incontro non sia seguito alcun comportamento scorretto e dichiarando di avere la coscienza pulita.
La magistratura accerta eventuali responsabilità penali; la politica deve rispondere della qualità delle scelte, dell’efficacia dei controlli e della credibilità dell’azione amministrativa. È su questo secondo piano che Caruso deve essere giudicato. E su questo piano Schifani deve assumersi la propria parte di responsabilità.
- Si pongono le domande. La politica deve dare le risposte.
Il confronto mediatico non sostituisce un’indagine amministrativa, così come una inchiesta giornalistica non è un tribunale. Ma il giornalismo ha il diritto e il dovere di porre domande scomode, soprattutto quando riguardano il funzionamento delle istituzioni pubbliche.
Se, come emerge dal passaggio oggetto della nostra attenzione, abbiamo rivolto a Caruso un invito a dimettersi, la questione politica non si esaurisce nella durezza del confronto.
La vera domanda è un’altra, quali risultati ha prodotto l’assessorato? Quali verifiche sono state effettuate? Quali criticità sono state risolte? Quali responsabilità amministrative sono state individuate? E quali garanzie concrete vengono offerte ai siciliani affinché ogni procedura sia trasparente e ogni risorsa pubblica sia gestita nell’interesse collettivo? Sono domande che meritano risposte circostanziate, non schermaglie. E soprattutto non possono essere archiviate sostenendo che tutto procede regolarmente mentre il dibattito pubblico continua a interrogarsi sulla gestione di un settore fondamentale.
- Le dimissioni: una questione di responsabilità politica
Noi chiediamo le dimissioni di Marcello Caruso per quella che consideriamo una grave insufficienza sul piano della responsabilità politica e della credibilità istituzionale.
La nostra richiesta non è una sentenza penale anticipata. Non attribuisce all’assessore reati che devono essere eventualmente accertati dalla magistratura. È un giudizio politico sulla necessità di restituire piena fiducia a un assessorato che, proprio per la sua centralità, non può permettersi una crisi permanente di credibilità. Molti, troppi i casi. Dalla cuffarite acuta, allo scandalo CEFPAS, al caso Loss Adjusting, dalle cure palliative alle società presumibilmente infiltrate per mafia. Adesso basta.
Chi guida la Sanità siciliana deve essere in grado di garantire non soltanto l’ordinaria amministrazione, ma anche la massima trasparenza, la capacità di affrontare le criticità e una netta separazione tra gli interessi pubblici e gli equilibri di partito. Se questa fiducia viene meno, le dimissioni diventano un atto di responsabilità istituzionale.
- Ma la richiesta non può fermarsi a Caruso.
Se Caruso è il frutto di una scelta fiduciaria di Schifani, il presidente deve rispondere politicamente della scelta che ha compiuto. Non sarebbe sufficiente sostituire una persona per conservare intatto un metodo di governo, né sarebbe sufficiente sacrificare un assessore per chiudere una polemica senza affrontarne le cause. La questione riguarda anche il modo in cui vengono selezionati i vertici, esercitati i controlli e valutati i risultati.
- Schifani non può limitarsi a osservare
Renato Schifani ha nominato Caruso alla guida dell’assessorato dopo averlo avuto al proprio fianco nella segreteria particolare. È un fatto istituzionale documentato. Da questa scelta discende una responsabilità politica che il presidente non può delegare interamente al proprio assessore. Se ritiene Caruso all’altezza dell’incarico, Schifani deve dimostrarlo con risultati verificabili, risposte pubbliche e atti concreti. Se invece le criticità dovessero dimostrare l’inadeguatezza dell’azione amministrativa, il presidente dovrebbe trarne le conseguenze.
La fedeltà personale può spiegare una nomina, ma non tutte quelle che si sono succedute, dalla Volo alla Faraone. Non può essere la giustificazione permanente della sua conservazione. La sanità appartiene ai siciliani, non alla cerchia dei fedelissimi. I fondi pubblici non appartengono ai partiti. Gli ospedali non sono strumenti di equilibrio politico. E chi governa deve ricordare che il potere di nominare comporta anche il dovere di rispondere delle nomine.
- La Sicilia non ha bisogno di protezioni politiche, ma di istituzioni credibili
La vicenda Caruso, oggi, è diventata il simbolo di una domanda più grande, Schifani è capace di anteporre l’interesse dei cittadini alla conservazione dei propri equilibri interni? Non basta cambiare un nome sulla porta dell’assessorato. Occorre garantire controlli efficaci, trasparenza nelle procedure, piena collaborazione con gli organi competenti e risposte documentate alle questioni sollevate.
Occorre soprattutto una politica che non confonda la fiducia personale con il diritto di restare al proprio posto. Per queste ragioni, la nostra posizione è chiara, Marcello Caruso deve dimettersi. Renato Schifani deve assumersi la responsabilità politica della propria scelta e chiarire pubblicamente come intenda ristabilire la credibilità dell’assessorato alla Salute, dopo che è stato travolto dalle più gravi inchieste.
Non chiediamo verdetti sommari. Chiediamo responsabilità. Non chiediamo condanne giornalistiche. Chiediamo trasparenza. Non chiediamo regolamenti di conti tra correnti. Chiediamo che la sanità siciliana torni a essere governata nell’esclusivo interesse dei cittadini.
Perché quando la fiducia nelle istituzioni si incrina, non è sufficiente cambiare il volto di chi siede sulla poltrona. Bisogna dimostrare che quella poltrona è occupata per servire la collettività, non per proteggere gli equilibri di chi l’ha assegnata. Vero Schifani?