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Politica

“Opere&sconfitte” di “padre” Anthony Barbagallo, il “prete-segretario” regionale del Pd siculo

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“Di Anthony Barbagallo segretario regionale del Pd, si possono ricordare soprattutto le sconfitte e i disastri di cui è stato artefice. In sintesi, chi è Barbagallo? E’ un prete. Uno abituato a mentire, un ipocrita che “danza” sul palcoscenico della politica sicula con un “problema di fondo” da affrontare: sistemare sé stesso. Come nasce il “nostro eroe” nella versione piddina”?  Così inizia il racconto molto ironico, ma che racconta tanta verità, di IENE SICULE  che ci ha ispirato:

C’è un tratto ricorrente nella politica siciliana, la capacità di trasformare anche le sconfitte più evidenti in racconti auto-assolutori. Il caso di Anthony Barbagallo si inserisce perfettamente in questa tradizione, ma con una sfumatura quasi caricaturale che rende il tutto, oltre che politicamente rilevante, persino ironico.

Iene Sicule lo dipinge come una figura “sacerdotale”, e l’immagine, al netto dell’eccesso polemico, funziona, non tanto per la morale evocata, quanto per il rituale. Perché più che un leader, Barbagallo appare come un officiante di liturgie politiche sempre uguali, un prete insomma, dove il risultato fallimentare elettorale diventa un dettaglio secondario rispetto alla conservazione del ruolo. E qui sta il primo elemento interessante, la politica che smette di essere competizione e diventa gestione della sopravvivenza personale.

L’ironia amara emerge proprio nella sequenza degli episodi elencati. Dalle regionali con Caterina Chinnici, finite con un terzo posto e un successivo cambio di casacca della candidata, fino alle Europee del 2024, dove il Pd siciliano arretra ma riesce comunque a raccontarsi come presenza significativa. È una narrazione che si regge su un paradosso, perdere consenso senza perdere posizioni interne.

Ancora più emblematico è il capitolo Catania. In una delle province più rilevanti dell’isola, il partito viene descritto come un “fantasma”. Eppure, anche qui, non sembra esserci una reale assunzione di responsabilità. Anzi, la scelta dei candidati, da Maurizio Caserta alle liste europee senza rappresentanza catanese, restituisce l’idea di una strategia che guarda altrove, forse più agli equilibri interni che al radicamento sul territorio. Una politica che parla di comunità ma sembra evitarla sistematicamente. Da sottolineare anche l’elezione come primo degli eletti di Damien Bonaccorsi l’enfant prodige del PD catanese che non era certo tra quelli che lui desiderava.

Poi c’è il tema del congresso e delle regole cambiate in corsa. Qui l’ironia lascia spazio a qualcosa di più serio, la trasformazione delle procedure democratiche in strumenti di controllo. Ridurre la platea, evitare il confronto aperto, blindare il risultato. È una dinamica che non riguarda solo un partito, ma che in questo caso appare quasi didascalica, tanto è esplicita. E la vicenda finisce oggi nelle aule dei Tribunali.

Infine, il passaggio su Randazzo introduce un elemento che Iene Sicule con forza polemica sottolinea, cioè, la distanza tra la retorica della legalità e le pratiche politiche concrete. Al di là delle accuse, ciò che colpisce è la contraddizione narrativa. Chi si propone come garante di principi finisce per muoversi in zone grigie, alimentando quel cortocircuito di fiducia che è il vero problema della politica contemporanea.

In tutto questo, l’aspetto più interessante e quasi grottesco è la costanza. Non nelle vittorie, che mancano, ma nella capacità di restare al centro del sistema (complice la Schlein) nonostante tutto. È qui che l’ironia diventa chiave di lettura, perché più che una storia di potere, questa sembra una storia di resilienza. Non quella nobile delle idee, ma quella molto più concreta di posizioni e poltrone.

E allora la domanda finale non è tanto chi sia Barbagallo, ma cosa rappresenti. Forse non un’eccezione, ma un modello. Quello di una politica che non teme il giudizio degli elettori quanto quello degli equilibri interni. E che, proprio per questo, riesce a sopravvivere anche quando, fuori, è già politicamente scomparsa. Ahimè le preferenze!

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